Orsogna. Una sala quasi al completo ha accolto la presentazione del volume “La Grande guerra e il ricordo. Parchi e viali della rimembranza” di Matteo Nanni, iniziativa patrocinata dal comune di Orsogna e promossa dall’Associazione Esploratori ricerca e memoria Abruzzo.
L’incontro, ospitato negli spazi del Gustav Line War Museum gestito dall’Erma, è stato moderato dal ricercatore Angelo Iocco, già autore di diverse opere dedicate alla storia locale, tra cui il recente “Uomini illustri di Orsogna”, “Stu paesette me” e “Omaggio a Uomobuono Bocache”, che ha dialogato con lo storico nella sua presentazione.
Nel corso della conferenza, Nanni – segretario provinciale dell’Associazione nazionale combattenti e reduci, storico e collaboratore dell’Archivio di Stato di Chieti – ha guidato il pubblico in un viaggio attraverso i memoriali della Prima guerra mondiale presenti nel circondario e costruiti dai primi anni ’20.
Centrale nell’analisi dell’autore è stata la funzione che quei luoghi hanno svolto in Italia ed in Abruzzo nella costruzione della memoria collettiva e della coesione nazionale durante i conflitti bellici. L’architettura monumentale di parchi, mausolei e viali alberati – come ha rimarcato l’autore – si accompagnava al bisogno politico o civile di commemorazione dei caduti, dove il ruolo attivo dei comitati civici o delle amministrazioni locali era sostanziale per la diffusione della “religione della patria” e del sentimento nazionalista dell’epoca e che ora – sempre a detta dei relatori – deve preservare tali patrimoni, nonostante la retorica fascista che li vide nascere.
Perciò, è stato sottolineato l’impoverimento di fonti, partendo dallo stesso libro, per cui da 52 parchi della rimembranza in Abruzzo il numero si è ridotto a solo 17, fra abbattimenti post-bellici e contemporanei, nonostante l’ampia presenza di leggi (fra tutte la L.78/2001) in difesa e conservazione del patrimonio culturale ed ambientale che in progressione ha accresciuto la tutela dei memoriali.
Una panoramica, dunque, che ha messo in luce la complessa storia e funzione di parchi, viali e monumenti dedicati ai caduti del ‘15-‘18, con particolare attenzione al caso di Orsogna ed al successivo teatro delle battaglie del ’43.
Una tragedia mai veramente dimenticata dalla cittadinanza, ancora memore – ancor più che della Grande guerra – della quasi totale distruzione del paese, bombardato per circa l’ottanta percento e sfollato dalle forze armate nazifasciste nella Seconda guerra mondiale, come anche è stato ricordato dagli intervenuti.
È, quindi, il ricordo, il tema che ha toccato l’opera e l’interesse degli orsognesi. Una memoria che anche il sindaco Marinucci ha voluto sottolineare nei suoi saluti istituzionali: «la presentazione di questo volume rappresenta un’occasione per riscoprire una pagina della nostra storia e, nello stesso tempo, per valorizzare, attraverso la cultura e la ricerca, la memoria della comunità di Orsogna». Un monito ai posteri proprio per il luogo in cui avviene la presentazione: un museo di guerra.
Tra le storie rievocate e gli elementi critici di particolare interesse, ampia attenzione è stata data al ruolo di Raffaele Paolucci, personalità di spicco per la comunità cittadina, ma tuttora divisiva per via del proprio orientamento politico. Medico e militare di chiara fama, medaglia d’oro per l’impresa di Pola e figura politica di rilievo sia durante il ventennio fascista che nel secondo dopoguerra, egli fu sempre tra le fila dei più strenui monarchici, tanto da accompagnare nel viaggio d’esilio Emanuele III. A seguito della caduta del regime, fu estromesso per la collaborazione col fascismo e poi riabilitato, tornando in politica come senatore e presidente del Partito Nazionale Monarchico.
Fu, infatti, Paolucci a volere la trasformazione del vecchio cimitero ai margini dell’abitato in un sacrario militare, dove – secondo le sue ultime volontà – furono poi traslate le spoglie, custodite nell’unica cappella del monumento.
La presentazione del libro, edito da Teaternum, si è conclusa con una calda esortazione dei relatori allo sviluppo maggiore delle fonti critiche su personaggi e fatti storici, nell’interesse della comunità, della valorizzazione della memoria storica e dei luoghi che la custodiscono.



