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Omicidio Russo, gup: capacità scemate per infermità mente, esclusa aggravante della crudeltà

Motivazioni sentenza: nessun dubbio su responsabilità Mucciante

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Pescara. “Le fonti di prova contenute nel fascicolo consentono di ascrivere senza dubbio al Mucciante la penale responsabilità in ordine al delitto contestatogli, sia pur commesso in condizione di capacità di intendere e di volere grandemente scemate per infermità di mente”. Così il gup Elio Bongrazio, nelle motivazioni della sentenza che ha condannato, a 16 anni di reclusione, Roberto Mucciante, il 53enne reo confesso che il 25 aprile del 2018, a Pescara, uccise con 38 coltellate il vicino di casa Salvatore Russo, poiché “disturbato” dai presunti rumori provenienti dall’appartamento al piano di sopra. Il calcolo compiuto dal giudice nella sentenza, a partire da una pena base di 24 anni, è frutto dello sconto di un terzo della pena previsto dal rito abbreviato, mentre la diminuente per il vizio parziale di mente risulta annullata dall’aggravante dei futili motivi, che il gup definisce “compatibile con il vizio parziale di mente”.

Esclusa, invece, l’aggravante della crudeltà. Una decisione che ha sollevato le proteste dei familiari della vittima e che Bongrazio motiva sulla base di alcuni pronunciamenti giurisprudenziali, concludendo che, poiché “la vittima è stata colpita per 20 colpi sul dorso quando il cuore era fermo o agonizzante, va escluso che al Russo sia stata inflitta una sofferenza ulteriore e superflua rispetto alla deplorevole finalità omicidiaria”. Il giudice ha inoltre rilevato che “la pulsione omicida si è manifestata nei confronti di un soggetto che, per come ricostruito dall’imputato, non poteva minimamente incutergli timore”.

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