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Obbligo green pass in carcere, Nardella: “pochissimi i disagi negli istituti di pena aquilani”

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L’Aquila. “Dopo il primo giorno di obbligo del green pass nei luoghi di lavoro possiamo ritenere assolutamente sostenibile e tranquilla la situazione negli istituti di pena di L’Aquila, Sulmona e Avezzano”. Queste sono le parole incoraggianti con cui Mauro Nardella, segretario generale territoriale uil pa polizia penitenziaria, presenta la situazione delle carceri aquilane dopo l’obbligatorietà del green pass per accedere al posto di lavoro.

“Non sono certo mancati i casi di alcuni poliziotti rimandati a casa ma si contano davvero sulle dita di una mano”, prosegue Nardella. “Così come di certo non hanno pesato più di tanto sull’economia gestionale nell’ ambito del lavoro carcerario i pochi casi di poliziotti sprovvisti del salvacondotto. Sembrerebbe quindi sotto controllo la situazione anche se non è dato sapere con certezza chi abbia optato per il tampone e chi invece ha fatto la trafila vaccinale così come previsto dal protocollo. In tutti i modi la maggioranza assoluta dei poliziotti sembrerebbe aver risposto affermativamente alla politica di immunizzazione ex COVID 19 e, addirittura, molti di loro si sono detti pronti a sottoporsi alla terza dose nel momento in cui anche a tale comparto sarà eventualmente autorizzata la sua somministrazione. Da una analisi fatta risulterebbe comunque bassissima la percentuale di non vaccinati e di sicuro lontanissima da quella presunta pensata su base nazionale”.

“Nella scelta di vaccinarsi in massa credo abbia pesato e non poco il dramma vissuto  soprattutto al carcere di massima sicurezza di Sulmona quando, in piena emergenza, sono state centinaia e centinaia le persone tra poliziotti e detenuti ad essere colpiti da questo terribile morbo”, conclude il segretario generale. “Un dramma quello vissuto che solo per una benevole sorte non è arrivato, malgrado comunque diversi siano stati ricoverati in terapia intensiva, a raccontare di decessi. Personalmente, proprio perché coinvolto di persona nell’incredibile stress psicofisico maturato in conseguenza di mesi lavorativi passati in prima linea, non vedo l’ora di sottopormi al richiamo vaccinale tanto da aver già preavvisato il medico curante di questa mia volontà”.

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