Nella ricostruzione di D’Alfonso, le proposte legislative presentate dopo il referendum del 2014: una versione definita «veloce, sbrigativa, burocratica» a firma Sospiri, che fissava la nascita del nuovo Comune al 1º gennaio 2016, e due alternative da lui stesso promosse – una per l’unione dei servizi e una per una «fusione calda» con un progetto di cittadinanza e gradualità. Secondo l’ex sindaco, la legge approvata prevedeva tre organismi di lavoro – il Comitato per la Fusione, l’Osservatorio e l’Assemblea costitutiva – destinati a guidare la transizione e a redigere lo statuto entro un anno.
Nel lungo comunicato inviato alla stampa, il politico ha sottolineato che l’obiettivo originario non era la semplice somma amministrativa dei tre municipi, ma la costruzione di una nuova realtà metropolitana attraverso la convergenza dei servizi, l’armonizzazione delle funzioni e il coinvolgimento delle comunità – la cosiddetta maieutica dell’insorgenza urbana. Avverte che il dibattito pubblico si è invece concentrato sul riassetto degli apparati, trascurando la «Città-Funzione», ossia i servizi, i flussi e la qualità della vita urbana.
L’ex sindaco, poi, annuncia l’intenzione di aprire un dibattito pubblico e di chiamare a confronto chi, a suo avviso, ha responsabilità nel ritardo: se il presidente Sospiri – l’attuale presidente del consiglio regionale – ritiene necessario rinviare «perché le cose si devono fare e si devono fare bene», gli chiederò di spiegare quali azioni intende mettere in campo, afferma l’onorevole. D’Alfonso conclude ricordando di «aver già presentato emendamenti parlamentari» che hanno portato risorse statali. Risorse che, secondo lui, non sono state ancora «valorizzate» per il territorio adriatico.