Pescara. Il progetto di fusione tra Pescara, Montesilvano e Spoltore finisce al centro di aspre polemiche politiche dopo l’approvazione della risoluzione in Consiglio regionale. L’ex presidente della Regione accusa la maggioranza di aver affossato il percorso con uno strumento inadeguato e chiede chiarezza sui tempi e sui costi.
Il futuro di Nuova Pescara torna a infuocare il dibattito politico regionale. Con una nota dai toni forti e polemici, l’On. Luciano D’Alfonso ha criticato aspramente la recente risoluzione approvata dal Consiglio regionale d’Abruzzo, definendola una “patacca” e un espediente politico volto nei fatti a rallentare o cancellare il percorso di fusione tra i comuni di Pescara, Montesilvano e Spoltore.
Secondo l’esponente politico, il provvedimento approvato in Consiglio — che prevede la convocazione di un nuovo referendum e sposta l’orizzonte temporale al 2029 — rappresenterebbe l’epilogo di dodici anni di stallo e di propaganda. Nel mirino finiscono direttamente il presidente della Regione Marco Marsilio e il presidente del Consiglio regionale Lorenzo Sospiri, accusati di aver disatteso le aspettative di una comunità di quasi duecentomila abitanti attraverso rinvii e tavoli tecnici inconcludenti. Nel testo, D’Alfonso ripercorre le tappe storiche del progetto, ricordando l’avvio dell’iter legislativo nel 2016 con le proposte di legge n. 206, ovvero la cosiddetta “fusione a freddo”, e n. 207, culminate poi nella legge istitutiva n. 26 del 24 agosto 2018. Un lavoro definito pionieristico e fondato sulla partecipazione e sul dialogo tra i tre parlamenti comunali, contrapposto all’attuale gestione regionale descritta come priva di una rotta chiara.
La nota si conclude con una serie di interrogativi rivolti all’amministrazione regionale, focalizzati sulla sostenibilità e sulla trasparenza delle decisioni assunte. Ci si interroga innanzitutto su quali elementi fattuali o normativi giustifichino una nuova consultazione popolare a dodici anni dalla prima votazione dei cittadini, e se esista un bilancio analitico delle risorse pubbliche impiegate in questi dodici anni di studi, commissioni e atti amministrativi legati al processo di fusione.
Viene inoltre posta l’attenzione sulla coerenza istituzionale, chiedendo quale sia la posizione unitaria del governo regionale tra le diverse scadenze indicate dai vertici istituzionali, oscillanti tra il 2028 e il 2029, e la richiesta di un nuovo voto referendario. Un ulteriore tema riguarda il fattore tempo, domandando quali ostacoli concreti abbiano frenato il processo amministrativo durante la guida del centrodestra e quali garanzie esistano sul rispetto dei nuovi termini. Infine, si chiede quali condizioni dovranno essere soddisfatte nei prossimi anni e quale scenario si prospetti in caso di esito referendario difforme dal passato. Il dibattito sulla nascita della grande città resta dunque aperto e profondamente diviso, mentre le istituzioni locali sono chiamate a definire con precisione i prossimi passaggi operativi di un cantiere amministrativo che continua a far discutere la politica abruzzese.



