Avezzano. La montagna non ha voce, ma ci sono gesti capaci di ferirla profondamente. Uno di questi si è consumato nei giorni scorsi sul Monte Velino, dove il libro di vetta è stato vandalizzato, privando gli escursionisti di una preziosa testimonianza della storia e della vita della cima.
A denunciare l’accaduto è il CAI Avezzano, che esprime rabbia e amarezza per un episodio tanto grave quanto incomprensibile. Del diario custodito in quota sarebbe rimasta soltanto la copertina rigida. Tutte le pagine, che nel tempo avevano raccolto pensieri, firme, racconti, emozioni e testimonianze di centinaia di frequentatori della montagna, sono scomparse.
Un patrimonio di ricordi andato perduto, cancellato da un gesto che colpisce ben oltre il semplice oggetto materiale.
Sulla copertina superstite, l’autore del vandalismo avrebbe inoltre lasciato una serie di frasi sconclusionate e deliranti, elementi che, secondo quanto riferito dal CAI Avezzano, non lascerebbero dubbi sulla responsabilità del gesto.
L’episodio richiama inevitabilmente quanto accaduto nella seconda metà di ottobre sul Corno Grande, sul Gran Sasso, dove si era verificato un analogo danneggiamento del libro di vetta. Due episodi ravvicinati che alimentano preoccupazione e indignazione tra gli appassionati di montagna.
Ma perché tanto accanimento contro un semplice diario?
Perché un libro di vetta non è soltanto un insieme di fogli lasciati in un contenitore. È una piccola memoria collettiva, un archivio spontaneo di emozioni, fatiche, conquiste e incontri. Ogni firma racconta una salita, ogni frase custodisce un frammento di esperienza, ogni pagina testimonia il legame profondo tra l’uomo e la montagna.
Chi raggiunge una cima e lascia un pensiero su quelle pagine entra, anche solo per un istante, in una storia condivisa con tutti coloro che sono arrivati prima e arriveranno dopo.
Distruggere quel diario significa spezzare questo filo invisibile, cancellare testimonianze che non potranno essere recuperate e colpire il senso di appartenenza di un’intera comunità.
La denuncia del CAI Avezzano riporta così al centro una questione che va oltre il singolo episodio: il rispetto per la montagna e per ciò che rappresenta. Le vette non sono luoghi da conquistare per poi considerarsi padroni, ma ambienti da vivere con consapevolezza, custodire e tramandare alle generazioni future.
La montagna appartiene a tutti, ma soprattutto non appartiene a chi la distrugge.
E mentre sul Velino resta soltanto una copertina, a mancare non sono solo le pagine di un diario: è un pezzo di memoria collettiva che nessuno potrà più riscrivere.



