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Migranti in protesta all’Aquila: “Regolarizzazione? Pagata sanatoria, ma Ministero non risponde”

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L’Aquila. Sulla scia nazionale arriva anche in Abruzzo la protesta dei lavoratori migranti, organizzata dall’USB (Unione Sindacale di Base), che chiedono la regolarizzazione come previsto dai decreti Bellanova e Lamorgese. All’Aquila, davanti alla Prefettura si è svolta questa mattina una manifestazione pacifica per i lavoratori migranti che non riescono regolarizzare la propria posizione, pur avendo regolarmente presentato la domanda in termini di legge lo scorso giugno. A nove mesi dall’entrata in vigore del decreto Bellanova e dopo quattro mesi dal decreto Lamorgese per la regolarizzazione di lavoratori agricoli, colf e badanti è tutto ancora fermo denunciano i migranti.

“Ci sentiamo “fregati” dal Governo italiano che ci ha chiesto dei soldi per sanare il lavoro in nero, ma siamo ancora irregolari” denuncia Yacouba Saganogo, referente dell’USB. A titolo di sanatoria, il datore di lavoro poteva mettere in regola chi lavora in nero in agricoltura, colf e badanti, pagando un contributo forfettario di 500 euro. Sono state 207.542 le domande ricevute dal portale del Ministero dell’Interno, per la procedura di regolarizzazione dei rapporti di lavoro. Di queste la prevalenza (85%) è di badanti e collaboratrici domestiche, tutti gli altri braccianti agricoli, ma anche lavoratori nel terziario.

“Questa cifra è stata spesso pagata dai lavoratori stessi, ma la chiamata dalla Ministero dell’Interno per sanare l’irregolarità non è mai arrivata”, continua Saganogo, “sono state colpite le categorie più fragili, quelle delle badanti sfruttate nelle case e quella dei braccianti, nascosti tra i campi. Chi ha fatto la domanda, desiderava uscire dall’ombra e trovare giustizia nel lavoro. Sono tutte persone che lavorano sodo e che hanno la tessera sanitaria. Dopo nove mesi dal versamento dei soldi per la sanatoria, nella maggior parte dei casa versati dai lavoratori stessi, non ci sono notizie e tutte quelle persone sono ancora irregolari. Noi chiediamo giustizia”, conclude Saganogo.

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