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Manca la quadra sul garante dei detenuti e D’Alfonso lancia frecce a Chiodi e Gatti

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L’Aquila. Mancava solo l’arco ieri in consiglio regionale perchè di frecce che schizzavano da una parte all’altra dell’aula ce n’erano a bizzeffe. Doveva essere una seduta pacifica, pochi punti all’ordine del giorno, un’interpellanza sulle borse lavoro per i malati psichici, una di Febo sul compenso del direttore generale della Regione, una di Smargiassi sui rapporti commerciali Saga e low cost, una della Marcozzi sulla mancata partecipazione a un tavolo della Sevel, una di Mercante sui finanziamenti della messa in sicurezza del Salinello, e due proposte di legge una sulle acque e una sulla modifica. Inizio in mattinata e chiusura per l’ora di cena. E invece il fuoco ha preso il sopravvento e tra i banchi della maggioranza e quelli dell’opposizione è scoppiata la solita zuffa a suon di rinfacci. Gli consiglio_regionale_aulaanimi si sono scaldati sulla nomina del garante dei detenuti che deve essere votato da due terzi del consiglio. In pratica serviva anche l’appoggio dell’opposizione che D’Alfonso ha cercato di trovare con metodi non proprio amichevoli. Quando infatti si è arrivati al punto lui, senza battere ciglio, ha messo su un piatto d’argento il nome di Rita Bernardini, definendola adatta per il suo valore umano e politico. I primi malumori sono nati tra i banchi di Forza Italia dai quali si è levato qualche dubbio espresso prima dall’ex assessore Paolo Gatti e poi dall’ex presidente Gianni Chiodi. Entrambe hanno fatto notare a D’Alfonso che era più opportuno condividere il nome che imporlo. Ma lui, preso da un attacco di “permalosismo”, invece di argomentare la scelta della Bernardini, ha contrattaccato rivangando episodi legati alla precedente giunta regionale e rinfacciando con il sorriso sulle labbra a Gatti e Chiodi le scelte che loro avevano fatto in passato come quella della consigliera di parità Letizia Marinelli, al centro della bufera giudiziaria che ha investito l’ex governatore. Una frecciata amara che invece di smorzare i toni li ha accesi ulteriormente. Il presidente, come un vero capo classe, ha continuano a battibeccare con i due forzisti nonostante gli appelli di Di Pangrazio che richiamava tutti alla serenità. Non contento, poi, si è tolto altri sassolini dalla scarpa come la vittoria elettorale o la scelta di Federica Carpineta come assessore. Il tira e molla è andato avanti fino a quando Gatti non ha ribadito a D’Alfonso che l’imposizione della Berardini a pochi minuti dal voto era fuori luogo e così tra uno strillo e un urlo il governatore ha escluso la possibilità di fornire una terna di nomi perchè a detta sua “volgare e fuori luogo”. Il trillo della campanella di Di Pangrazio ferma tutti e rinvia la discussione prima che dagli archivi escano nuovi scheletri.

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