Sulmona. Caos in Spagna dopo il blocco dei confini: una quarantina di italiani ostaggi della burocrazia a Minorca. Tra loro un bimbo di 10 anni di Sulmona e un nucleo di Pescara. Il papà: «Vacanze rovinate, trattati come extracomunitari».
Erano partiti per una spensierata vacanza estiva nel cuore dell’Europa unita, ma si sono ritrovati improvvisamente catapultati in un incubo burocratico da vigilia di Ferragosto. Una brutta avventura ha colpito una decina di famiglie italiane – tra cui due nuclei abruzzesi, uno di Sulmona e uno di Pescara – rimaste letteralmente prigioniere per ore all’interno dello scalo aeroportiario di Minorca, in Spagna.
La vicenda, che ha contorni paradossali, è legata a doppio filo alla recente sospensione del trattato di Schengen tra Italia e Spagna. Le tensioni diplomatiche tra Roma e Madrid degli ultimi giorni hanno infatti spinto il governo spagnolo a reintrodurre i controlli stringenti ai confini fino al 7 settembre. Un irrigidimento delle frontiere che, unito a un intoppo informatico, ha trasformato il rientro a casa di 40 turisti italiani in un’odissea.
Tutto è cominciato al gate d’imbarco di un volo della compagnia Wizz Air diretto in Italia. Il sistema informatico ha improvvisamente bloccato la carta d’imbarco di un bambino sulmonese di 10 anni. L’agenzia di viaggi aveva registrato i passeggeri suddividendoli per sesso anziché per età, provocando un’incongruenza sui requisiti previsti per i minori. In tempi normali la questione si sarebbe risolta in pochi minuti; ma con i nuovi e rigidissimi protocolli di sicurezza scattati in Spagna, l’ingranaggio dei controlli si è fatto inflessibile, facendo scattare un effetto a catena che ha bloccato l’intero gruppo.
La testimonianza: «Ore di angoscia senza risposte».
«Le procedure erano completamente cambiate dall’oggi al domani e abbiamo dovuto aspettare ore in un limbo totale», ha raccontato a Il Messaggero il papà cinquantaseienne di Sulmona, rimasto bloccato insieme al figlioletto.
Le famiglie, con diversi bambini piccoli al seguito, sono rimaste confinate nell’area dello scalo senza informazioni certe su come e se sarebbero riuscite a tornare in Italia. La macchina dei soccorsi ha visto l’attivazione immediata di tour operator, avvocati e della stessa Farnesina, impegnata a garantire assistenza ai connazionali in territorio spagnolo dopo il ripristino delle barriere doganali.
Solo nella tarda serata la situazione si è sbloccata grazie all’intervento risolutivo dell’agenzia di viaggi, che ha dovuto annullare la vecchia pratica e acquistare nuovi biglietti con un’altra compagnia. Per i viaggiatori abruzzesi la giornata si è conclusa con un volo Ita Airways atterrato a Roma a notte fonda. Oltre al danno, però, è rimasta la beffa: lo sbarco è avvenuto nell’area extra-Schengen della Capitale, costringendo le famiglie a sottostare a ulteriori e interminabili controlli doganali prima di poter finalmente rimettere piede in Abruzzo.
Un rientro amaro che riaccende i riflettori sui rischi legati alle nuove barriere doganali europee in uno dei periodi di massimo flusso turistico dell’anno.



