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L’ex minatore e quel biglietto a medici e infermieri prima di morire: “Grazie per il lavoro che fate”

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Morino. Faceva parte di quella generazione di “lavoratori impavidi” che dai paesi della Valle Roveto, nella provincia dell’Aquila, si era spostata per andare a lavorare a tanti chilometri da casa. Franco Di Francesco, 69 anni, di Morino, per tutta la vita aveva lavorato per realizzare gallerie e trafori, lavorando in giro per l’Italia e per l’Europa, garantendo così il benessere a sua moglie e ai suoi due figli. Veniva da una famiglia molto numerosa.

Alle fine, dopo essere stato “capo imbocco” alla Todini Spa, era andato in pensione e si era dedicato a “fare il nonno” delle sue nipotine.

Da qualche mese aveva scoperto di essere malato, fino a qualche giorno fa, quando è stato deciso che avrebbe dovuto subire un’operazione, eseguita poi all’ospedale di Avezzano. È morto l’altro pomeriggio, dopo qualche giorno dall’intervento alle corde vocali. Dopo l’operazione si era ripreso ma non riuscendo a parlare comunicava solo con dei foglietti su cui scriveva ai figli. Sembrava stare bene, aveva scritto che sarebbe tornato a casa e che si stava preparando per farlo ma purtroppo non ce l’ha fatta.

A Pasqua, la richiesta al figlio Diego. Quella di portargli delle “pastarelle” da lasciare in reparto, per quei medici e infermieri che lavoravano alle feste e che si erano presi cura di lui, instancabilmente e con devozione. Operatori sanitari che aveva conosciuto in piena pandemia e che vedeva correre di qua e di là, tra restrizioni e prescrizioni. Lui aveva saputo aspettare i loro tempi e rispettarli per tutto quanto riuscivano a fare anche per lui. Aveva lavorato nelle gallerie e quindi sapeva cos’era il sacrificio e il lavoro che non conosce giorni di festa.

Insieme ai dolci il biglietto:

Mi chiamo Franco Di Francesco, non posso parlare. Vi auguro Buona Pasqua a tutto il reparto e alle loro famiglie. Grazie per il vostro lavoro che non conosce giorni festivi.

La storia di Franco Di Francesco è stata raccontata su Facebook dal figlio Diego, rsu Fiom Cgil alla multinazionale LFoundry.

“Mio padre era un vero abruzzese, un uomo forte e gentile”, il suo commento, “aveva tanta energia, era un uomo positivo e amava la vita. Il biglietto le infermiere lo hanno affisso in bacheca, lì l’ho visto. Quando se n’è andato me lo hanno dato, piangevano. È morto ma ha lasciato a tutti un messaggio di positività anche andandosene”.

Di Francesco lascia la moglie Mimma Tirotta (nella foto), i figli Cinzia e Diego, la nuora Angela, i nipoti Riccardo e Elisa, le sorelle Angela, Francesca e Rosaria, Pasquale, Nazzareno e Luigi.

I funerali devono ancora essere fissati, si terranno nei prossimi giorni a Morino.

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