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L’Abruzzo contro il Trentino, dai social arriva la condanna per l’uccisione dell’orsa KJ2

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L’Aquila. “Venite in Abruzzo, non siamo bravi come in Trentino nel turismo, ma gli Orsi non li uccidiamo, siamo Abruzzesi, Orsi”. Parte dall’Abruzzo, patria dell’orso marsicano, la protesta contro l’uccisione in Trentino di un’esemplare di orso femmina di 14 anni. L’orsa KJ2, è stata uccisa sabato sera dopo essere stata catturata dagli agenti del Corpo forestale provinciale perché ritenuta pericolosa per l’uomo. L’ordine di cattura e abbattimento era stato dato dal presidente della provincia di Trento, Ugo Rossi. Il plantigrado aveva, infatti, aggredito due persone negli ultimi anni: nel 2015 un escursionista, mentre il 22 luglio scorso un 69enne di Trento che passeggiava con il suo cane nei boschi. Ma l’abbattimento dell’orsa era l’unica soluzione praticabile? E’ questa la domanda che in molti si sono posti. La risposta potrebbe arrivare proprio dall’Abruzzo.

La storia dell’orsa KJ2 riporta alla mente quanto accaduto a Villavallelonga lo scorso 29 luglio, quando l’orso Mario aveva fatto irruzione in una casa, nel cuore della notte, abitata da una famiglia con due bimbi piccoli. Fu necessario l’intervento dei guardiaparco per far uscire l’animale dall’abitazione che lo stesso aveva distrutto in cerca di cibo. Dopo un’acceso botta e risposta tra amministratori, animalisti ed ente parco, si è deciso che il plantigrado verrà condotto all’interno di un’area faunistica e controllato da un gruppo di lavoro. In questo modo si potranno tutelare i residenti dai rischi delle continue incursioni dell’animale nei centri abitati, ma nello stesso tempo si è pensato anche a preservare la vita dell’orso.

E’ così che sui social è partita una campagna di condanna dell’uccisione dell’orsa  KJ2. L’Abruzzo, con i suoi 50 esemplari di orso bruno marsicano, ha dato un grande esempio di civiltà sulla tutela della specie e sulla convivenza tra uomo e animale divenuta sempre più problematica negli ultimi tempi. Gli animali selvatici sembrano essersi abituati alla presenza, sempre più costante, dell’uomo nei loro habitat e probabilmente tutto ciò potrebbe averli abituati inibendo proprio il ‘timore’ del contatto ravvicinato con l’uomo. @fededimarzio84

 

 

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