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La montagna è arrivata in città: si conclude la seconda edizione del Festival della Montagna

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L’Aquila. Tre giorni di sport, divertimento e cultura, nati dall’amore per le nostre montagne. Tutto questo, e non solo, al Parco del Castello, nel grande villaggio allestito dai ragazzi dell’associazione Gran Sasso Anno Zero, per la seconda edizione del Festival della Montagna “più a sud d’Europa”. Spettacoli, gare, dibattiti e prodotti tipici. Gli organizzatori parlano di presenze che oscillano tra i ventimila ed i trentamila visitatori. Tre giornate, ognuna dedicata ad un diverso argomento, a partire dai 150 anni dalla prima salita del Cervino, passando per il sabato di solidarietà con il Nepal, fino ad arrivare al contest finale di arrampicata di domenica. Un programma ricco e di qualità. La montagna ha mostrato i suoi prodotti, nella veste di allevatori ed agricoltori, con tipicità locali e prelibatezze. Accanto ai loro stand, i rappresentanti di gruppi sportivi e di professionisti del settore, come il Soccorso Alpino ed il Club Alpino Italiano. La montagna ha una sua cultura del tutto particolare. Lo ha tenuto ben presente il comitato organizzatore, con l’allestimento di mostre fotografiche e con la vendita di libri delle principali case editrici italiane sul tema, con la collaborazione della libreria “PolarVille”. Tanti i dibattiti e gli incontri nell’Auditorium del Parco, che hanno visto ospiti illustri come Simone Mori, uno dei più grandi alpinisti sulla scena mondiale, Patrick Gabarrou e Antoine Le Menestrelle, pionere dell’arrampicata sportiva e della cosiddetta “danza verticale”. La montagna insegna la solidarietà: il Nepal, tra i cui paesaggi scoscesi ed imponenti sono passati i più grandi alpinisti ed escursionisti  che la storia ricordi, è stato vittima quest’anno di un violento terremoto. Con la raccolta fondi aperta nella serata di sabato, che ha visto tra i promotori Simone Mori stesso, L’Aquila ha mostrato la sua vicinanza ad una terra tanto lontana, eppure colpita dalla medesima catastrofe. Lo sa bene l’aquilano Giampaolo Gioia, che ha ancora a cuore le sue foto, mostrate al pubblico in un incontro, dei variopinti villaggi nepalesi che precedevano le grandi scalate sugli ottomila. Ma la montagna, a volte, è poco considerata, da chi la abita e da chi la governa. In un lungo dibattito con la classe politica ed i cittadini, tante sono le problematiche emerse riguardo le nostre, di montagne, in primis Gran Sasso e Campo Imperatore. Perché il loro mancato sviluppo? Per rispondere a ciò, e per trovare soluzioni concrete, Gran Sasso Anno Zero, di concerto con il sindaco Massimo Cialente, il vicepresidente della Regione Giovanni Lolli ed il Parco Nazionale, si sono impegnati nella costituzione di un tavolo partecipativo, che veda coinvolti tutti gli attori interessati. Il festival è stato sicuramente un evento dalle mille sfaccettature, che è riuscito ad attirare non solo appassionati nel settore, ma anche tanti curiosi con le loro famiglie. Questo forse anche grazie alle emozioni sospese sulle slacklines dei professionisti del “Team Spider” o nelle gare di orienteering e di mountain bike, nel divertimento di piccoli e grandi sul big air bag pack o semplicemente nelle escursioni sui nostri sentieri programmate per l’occasione. E al calar del sole  spettacoli di danza aerea e dj set… Insomma, una manifestazione a trecentosessanta gradi, che vuole essere un luogo di incontro per cittadini, professionisti e anche istituzioni, attraverso cui si discuta e si rifletta sull’importanza delle nostre risorse naturali, delle loro potenzialità. In un momento in cui turismo e territorio sembrano essere i veri ingredienti per risollevare la nostra identità ed economia, eventi come il Festival della Montagna divengono essenziali. Diego Renzi 

 

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