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Il grido dei sindacati dopo il dramma di Bazzano: “Non è una fatalità, serve prevenzione”

Silvia Rosiello di Silvia Rosiello
4 Maggio 2026
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L’aquila. Questa mattina un operaio è deceduto in seguito ad un grave incidente sul luogo di lavoro in un’azienda di Bassano. Le dinamiche che hanno condotto alla morte dell’uomo 47enne conducono ad una riflessione sulla tragicità di quanto avvenuto, evento che si colloca nell’allarmante crescita delle morti sui luoghi di lavoro.

A tal proposito, in una nota Marcello Vivarelli, segretario regionale Fesica-Confsal Abruzzo esprime:

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“Un operaio di 47 anni è morto all’Aquila, schiacciato da un carrello elevatore all’interno di una fabbrica a Bazzano, a pochi giorni dal Primo Maggio. È una morte sul lavoro che non può essere considerata una fatalità. La strage continua. Ogni morte sul lavoro indica che prevenzione e controlli non sono sufficienti”.
Servono verifiche costanti, formazione reale e responsabilità precise lungo tutta la catena. Non bastano più dichiarazioni dopo le tragedie”La sicurezza deve essere una priorità concreta, non un obbligo solo formale. Alla famiglia del lavoratore va il nostro cordoglio. L’obiettivo deve essere uno: evitare che episodi come questo si ripetano, altrimenti la retorica continuerà a restare tale”, conclude il sindacalista.
Al suo monito si aggiungono le parole del Partito Democratico D’abruzzo.

“L’ennesima tragedia sul lavoro a Bazzano colpisce la nostra regione e lascia sgomenti. Alla famiglia dell’operaio 47enne, ai colleghi e a chi gli voleva bene arrivi il nostro cordoglio più sincero”,  così il segretario regionale del Partito Democratico Abruzzo, Daniele Marinelli, e la responsabile Lavoro della segreteria regionale, Monia Pecorale e Stefano Albano, segretario provinciale PD L’Aquila commentano il grave incidente avvenuto nello stabilimento industriale aquilano.

“Continuare a morire di lavoro nel 2026 è inaccettabile. Non può essere considerato un destino né una fatalità. Dietro ogni incidente ci sono condizioni che vanno verificate fino in fondo: organizzazione del lavoro, formazione, sicurezza, prevenzione e controlli – proseguono – . Ma accanto alla doverosa ricostruzione dei fatti c’è un tema più ampio e non più rinviabile: la sicurezza sul lavoro deve diventare una priorità reale e quotidiana, non un impegno evocato solo dopo le tragedie. Il nodo centrale è la prevenzione, servono più controlli, più ispettori, più investimenti e una cultura della sicurezza che coinvolga imprese e istituzioni. Non possiamo continuare ad assistere a questo bollettino di guerra. Il lavoro deve essere dignità e futuro, non rischio e morte. Su questo chiediamo un impegno concreto a tutti i livelli, perché ogni vita persa è una sconfitta per l’intero Paese”.

Anche il segretario generale Uil Abruzzo Michele Lombardo è intervenuto in merito:

“È l’ennesima sconfitta di un sistema che non tutela la vita e l’incolumità dei lavoratori – dice -. Come sindacato esprimiamo vicinanza alla famiglia e ai colleghi  del giovane operaio e proviamo un senso di tristezza di fronte ad un episodio che si inserisce nei numerosi incidenti sul lavoro che affliggono anche la nostra regione”.

“La Uil è da sempre impegnata  in prima linea, innanzitutto con la campagna Zero morti sul lavoro che ha l’obiettivo di sensibilizzare sul tema e di raggiungere obiettivi concreti per l’azzeramento di episodi di questo genere. Perché ogni lavoratore ha diritto a tornare a casa sano e salvo, e ogni perdita rappresenta una sconfitta per l’intera società. È necessario – conclude Lombardo – rafforzare i controlli, investire nella sicurezza e promuovere una cultura del lavoro che metta al centro la vita e la dignità delle persone”.

“Per fermare questa scia di sangue non servono nuove promesse, ma fatti concreti, ossia controlli
capillari, cultura della sicurezza e formazione. È necessario un potenziamento immediato degli organi ispettivi perché senza una vigilanza costante e sanzioni severe, le norme rimangono suggerimenti ignorati.La prevenzione deve diventare il DNA di ogni azienda, non un corso di poche ore fatto per mettersi in regola; formalmente. Inoltre serve formazione vera, specifica e aggiornata per ogni lavoratrice e lavoratore, finanziata seriamente e non lasciata al risparmio. Non è più tollerabile limitarsi al lutto mentre il dibattito pubblico si perde in sterili tecnicismi. Il tempo del cordoglio di facciata è scaduto, ora deve aprirsi quello della responsabilità e dell’azione.” affermano congiuntamente CGIL-CISL-UIL-FIM-FIOM-UILM.

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