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Il farmaco di Rita Levi Montalcini contro la cecità verrà prodotto in Abruzzo

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L’Aquila. Sarà prodotto nello stabilimento Dompè dell’Aquila il farmaco biotecnologico nato in Italia da una ricerca voluta dalla scienziata italiana, Rita Levi Montalcini, che per questo su aggiudicò il premio Nobel. Si tratta dell’Oxervate, nome commerciale del cenenegermin (il principio attivo). Il farmaco cura la cheratite neurotrofica moderata o grave, una malattia rara e invalidante dell’occhio che fino a ieri era priva di qualsiasi cura: nei casi più gravi veniva risolta chiudendo con una sutura le palpebre dell’occhio malato. Il medicinale è in forma di collirio per i circuiti ospedalieri finanziati dalla spesa pubblica. Le linee di produzione sono costate 250 milioni alla società guidata da Sergio Dompè. Il medicinale è già in vendita da poche settimane in Germania, da oggi è autorizzato dall’Aifa ance in Italia.

 

Come riporta Il Sole 24 Ore la vicenda che porta al medicinale salvavista nacque negli anni ’80 quando la scienziata Rita Levi Montalcini scoprì il fattore di crescita dei neuroni, nerve growth factor (Ngf). Una scoperta così sconvolgente per la medicina da portare la scienziata torinese a ricevere il Premio Nobel per la medicina a Stoccolma. L’Ngf è una proteina solubile che stimola la crescita, il mantenimento e la sopravvivenza dei neuroni. Il principio scientifico individuato da Levi Montalcini si può applicare a infinite malattie, ma la squadra di ricercatori coordinati dalla scienziata cominciò ad analizzarne le possibilità di sviluppo nel segmento dell’oculistica. Fu costituito uno “spin off” di scienziati, e questa società fu acquistata da Sergio Dompé per svilupparla e portare al mercato il prodotto.
Ci sono voluti trent’anni di ricerca e poi di sviluppo necessari prima a individuare la proteina e trasformarla in un medicinale testato e sperimentato. Si stima in genere che un medicinale di questo tipo possa costare in tutto un paio di miliardi di euro. Prima il fattore di crescita fu ottenuto partendo dai topi, e già mostrava un valore terapeutico sorprendente. Poi si è riusciti a estrarre l’Ngf da Dna ricombinante umano, per via biotecnologica. È stata scelta la terapia della cheratite neurotrofica perché la cornea dell’occhio è uno degli organi più fittamente innervati, e quindi più sensibili all’effetto del fattore di crescita dei nervi. Per motivi diversi, in una persona ogni 5mila si formano sulla superficie dell’occhio ulcere che finora parevano senza rimedio, e che portavano alla perdita della vista. Una malattia rara che ha trovato chi la combatte.

 

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