The news is by your side.

Grandi Rischi bis: assoluzione piena per Bertolaso. Familiari vittime: sentenza ingiusta

37

­

L’Aquila. Assolto per non aver commesso il fatto: questa la motivazione dell’assoluzione, all’Aquila, dell’ ex capo della Protezione Civile, Guido Bertolaso, nel processo cosiddetto Grandi Rischi bis. E non, come appreso in un primo tempo, ‘perchè il fatto non sussiste’. “È un atto di giustizia perché questo processo non doveva neppure iniziare”, ha detto a caldo dopo la sentenza il difensore di Bertolaso, Filippo Dinacci. bettolaso-assoltoIl capo del dipartimento era accusato di omicidio colposo plurimo e lesioni, in particolare per aver organizzato una “operazione mediatica perché vogliamo rassicurare la gente”, come disse in un’intercettazione con l’allora assessore abruzzese della Protezione Civile Daniela Stati, prosciolta, convocando la riunione degli esperti della commissione grandi rischi all’Aquila, il 31 marzo 2009, a 5 giorni dalla scossa distruttiva del 6 aprile seguente. “Mi inchino davanti ad un magistrato che è riuscito a mantenersi imparziale nonostante le pressioni”. Lo scrive su Facebook l’ex capo della Protezione civile, Guido Bertolaso, dopo essere stato assolto dall’accusa di omicidio colposo e lesioni. Bertolaso ha caricato una sua foto con la polo della Protezione civile con la scritta ‘Assoluzione per non aver commesso il fatto’, formula scelta dal giudice Giuseppe Grieco. “Ringrazio l’avvocato Filippo Dinacci per il lavoro svolto. Ringrazio il mio staff, e ringrazio tutti quelli che non hanno mai smesso di credere in me”, scrive l’ex capo dipartimento che aggiunge: “Mi inchino davanti alle oltre 600 vittime provocate dagli ultimi 3 terremoti di questi anni che dimostrano che bisognerebbe occuparsi di Prevenzione in questo Paese e non perdere tempo dietro inutili polemiche”.”Per la poca esperienza che ho avuto, la giustizia in Italia non funziona: non solo nel nostro processo ma in tutti quelli in cui c’è qualcuno di forte contro qualcuno di debole”. Così Federico Vittorini, una delle parti civili nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2, al termine dell’udienza che ha sentenziato l’assoluzione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dall’accusa di omicidio colposo e lesioni. Vittorini, 21 anni, che nel sisma ha perso la madre Claudia e la sorella Fabrizia, era in compagnia del padre Vincenzo, chirurgo e consigliere comunale, che dopo il verdetto del giudice Giuseppe Grieco si è accasciato attonito su una sedia e non ha rilasciato alcun commento. Così è stato lui a parlare. “Siamo un Paese civilizzato solo sulla carta, perché c’è troppa disparità e la bilancia pende troppo da una parte ­ ha detto ­ Non so se dire che sono fiducioso che si possa cambiare il sistema un domani, perché non so in che modo sia possibile farlo. Ci si proverà se qualcuno avrà questo sogno abbastanza utopico. Per il resto, tanta amarezza per l’ennesima presa per i fondelli della giustizia”. Secondo il giovane la sola condanna per Bernardo De Bernardinis (l’ex numero 2 di Bertolaso, condannato in via definitiva a 2 anni di carcere, ndr.) “è troppo poco e, soprattutto, se è stato condannato lui per conseguenza ovvia e logica andava condannato anche Bertolaso, leggendo le carte e sapendo com’è andata la storia”. “Per com’è andata questa vicenda, dal filone principale della Grandi Rischi a oggi, mi sembra una sentenza già scritta”, ha aggiunto Antonietta Centofanti, portavoce del Comitato familiari delle vittime del crollo della Casa dello studente. “Restano i morti e resta la vita dei sopravvissuti che è cambiata per sempre ­ ha aggiunto ­ si accettano le regole della democrazia e questo è”. Secondo Centofanti, che nel sisma ha perso il nipote Davide, dopo la fine delle vicende giudiziarie “ognuno risponderà alla propria coscienza, soprattutto Bertolaso, perché credo che un minimo di dubbio rispetto al comportamento che ha avuto sulla vicenda L’Aquila lo debba avere e lo abbia. A ogni modo la città sa bene come sono andate le cose”, ha concluso. “Cadono le braccia a chi, da sette anni e mezzo segue, queste cause e ha visto nascondere questo soggetto da tutti, da Berlusconi in poi”. Così l’avvocato di parte civile Angelo Colagrande, visibilmente emozionato, al termine dell’udienza che ha portato all’assoluzione dell’ex capo dipartimento della Protezione civile, Guido Bertolaso, dall’ accusa di omicidio colposo e lesioni, nell’ambito del processo cosiddetto Grandi rischi 2 su presunte rassicurazioni ai cittadini prima del terremoto del 6 aprile 2009. Colagrande ha contestato il giudice per non aver avuto “il coraggio di dire sia pure per un giorno, ma Bertolaso va condannato. Invece siamo alla vecchia insufficienza di prove, davanti a un fatto del genere nel 2016 ti cadono le braccia”. “Siamo partiti da una richiesta di archiviazione e siamo arrivati a una sentenza in tempo utile. C’è comunque delusione perché la procura aveva chiesto 3 anni”, aggiunge il legale sottolineando che Bertolaso è stato assolto per non aver commesso il fatto e ciò, secondo Colagrande “fa emergere che c’erano dei dubbi”. Colagrande è stato, assieme al collega Stefano Parretta, l’autore della doppia opposizione alla richiesta di archiviazione della procura della Repubblica nei confronti di Bertolaso negli anni scorsi, oltre che dell’istanza che ha portato la procura generale presso la Corte d’Appello ad avocare a sé il procedimento che poi è sfociato nel rinvio a giudizio e nel processo cominciato il 20 novembre 2015 e terminato oggi. Parretta si dice “ancora convinto delle opposizioni alle richieste di archiviazione e dell’avocazione, noi legali abbiamo fatto tutto quello che si potesse fare e non abbiamo remore”.

Articoli più letti

Ultimi articoli