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Francisco Emanuel Prieto, uno scrittore giramondo. Dall’Argentina alla Cina passando per l’Italia

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Sulmona. Il bello dei romanzi e, in linea generale, dei loro autori, è che non sai mai cosa aspettarti. Dietro uno scrittore, affermato o esordiente che sia, difficilmente si cela un’identità sterile di vissuto o priva di episodi interessanti. Spesso a incuriosire il lettore è la vita di colui che la penna l’ha impugnata. Oggi parliamo di Francisco Emanuel Prieto, nuovo ingresso nel mondo dell’editoria italiana. Nato a Bahia Blanca in Argentina nel 1989, da giovanissimo si trasferisce con la famiglia in Abruzzo, a Sulmona, salvo poi tornare per quattro anni nel paese d’origine, riavvolgere la propria vita e prendere l’ennesimo aereo per l’Italia. Come una pallina da ping pong che rimbalza tra le due metà del campo. Il suo primo lavoro, intitolato “Shanghai Magi Bus”, racconta delle sue avventure fra i grattacieli di una delle metropoli più affascinanti al mondo, sempre in bilico tra eleganza e confusione, perfettamente mimetizzata nel panorama multiculturale internazionale. Ne vengono rivelate le contraddizioni, il fascino, i pregi e i difetti visti dagli occhi di un giovane giramondo, ricco di voglia di vivere e desideroso di espandere i propri confini culturali. “Ordinare il cibo la prima volta è stato traumatizzante. Non vi dico la vista del menù.. – scherza. Tempo una settimana e già ero abituato a tutto”. Per Francisco Shanghai è una prova da affrontare e superare, per dimostrare a sé stesso che per vivere i propri sogni è sufficiente, a volte, un Boeing 747.

La passione per la Cina risale ai tempi dell’università, nel momento di scegliere la lingua da studiare – ci rivela Prieto.  L’inglese era in cima alla lista e lo spagnolo lo parlavo a casa coi miei. Scelgo il cinese, lingua ostica ma affascinante. All’inizio è durissima, non riesco a stare al passo e c’è perfino un periodo nel quale vado continuamente in segreteria a chiedere di cambiare lingua. Sono davanti a un bivio. In questi casi l’unica cosa da fare è parlare a te stesso per abbattere i tuoi limiti mentali. Diventa una sfida con me stesso e inizio a studiare sul serio, superando, così, tutti gli esami nel giro di pochi mesi. Conclusa l’università sono pronto ad andare a Pechino. Nella mia testa, è tutto pronto. Succede, poi, che un giorno prendo un caffè con la mia amica Carlotta e lei inizia a parlare della sua esperienza a Shanghai. I suoi racconti mi rapiscono. A casa dico ai miei che Pechino è bella e magica, ma che ho capito dove inizierà la mia storia con la Cina”.

La cultura cinese è totalmente distante dalla nostra e, quindi, è inevitabile che si alimentino pregiudizi e fantasie infondate attorno a essa. Se parliamo, ad esempio, di quella più rilevante, secondo la quale in Cina si mangiano i cani, beh, posso dirti che in una regione, Yulin, purtroppo questo accade ogni anno durante un festival. Moltissimi cani vengono uccisi nei modi più svariati (rapiti nelle strade o strappati ai loro padroni). Ma chi usa questo luogo comune non sa che in Cina sono in moltissimi a battersi contro tale tradizione. I pregiudizi e i luoghi comuni sono frutto dell’immaginario collettivo. Generalizzare è sempre sbagliato, ma fa parte del gioco, e ogni paese ha i suoi luoghi comuni. Parliamo di una cultura millenaria che va capita, studiata e soprattutto vissuta, prima di poter esprimere un giudizio. I cinesi sono tutti uguali?  Quando ripenso al primo esame che feci a Shanghai, la professoressa cinese mi guardò e si lasciò andare ad un “Ah! Voi stranieri, tutti uguali!”. Il che lo trovo geniale e profondamente interessante: le cose cambiano a seconda di come le guardi.

Federico Falcone

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