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Fino al 23 febbraio gli eremi d’Abruzzo in mostra presso i Musei Vaticani di Roma

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L’Aquila. E’ una delle tappe che conducono dritti all’Expo 2015: partire da una location così prestigiosa, i Musei Vaticani di Roma, e poi passando dalle Grandi Stazioni di Bologna e Napoli, raggiungere il centro propulsivo dell’evento mondiale per eccellenza: Milano. E’ questo il percorso tracciato per la mostra “Majella: Domus Christi, Domus Naturae”, progetto museologico dedicatounnamed al fenomeno dell’eremitismo in Abruzzo e al suo fondatore, Pietro da Morrone, il Papa Celestino V. La mostra, realizzata dall’Ente Parco Nazionale della Majella con il sostegno della Fondazione Telecom Italia, in collaborazione con la Regione Abruzzo, Abruzzo Sviluppo e la Fondazione Genti d’Abruzzo Onlus, è stata inaugurata nei giorni scorsi dal ministro della Cultura Dario Franceschini, dal cardinal Giuseppe Bertello, governatore dei Beni ecclesiastici, e da illustri abruzzesi: il vice presidente del CSM Giovanni Legnini, il senatore Franco Marini, l’ex sottosegretario, Gianni Letta, assieme al governatore della Regione, Luciano D’Alfonso e al sottosegretario alla Presidenza, con delega all’Expo, Camillo D’Alessandro, potrà essere visitata presso i Musei Vaticani fino al prossimo 23 febbraio.

I caratteri particolari del territorio della Majella, l’asprezza dei caratteri morfologici, l’imponenza delle cime delle montagne, hanno da sempre associato a questo territorio l’immagine di un’area selvaggia, difficile da abitare. Questo ambiente, che da sempre ha accolto piccole comunità di agricoltori e soprattutto pastori sparsi nel territorio intorno a chiese e abbazie, ha costituito l’humus ideale ed attratto Eremiti e mistici che si sono insediati nelle aree più impervie e isolate della montagna, lontano dagli uomini, in preghiera e contemplazione di Dio, immersi in questi grandi spazi naturali selvaggi. La figura più emblematica di questa corrente è stata senza ombra di dubbio Pietro Angeleri, passato alla storia come Pietro da Morrone o Celestino V, il Papa del grande rifiuto, che fondò l’ordine monastico dei frati Eremiti, scrisse la regola nell’Eremo di S. Spirito a Roccamorice, divenuto in seguito l’ordine dei Celestini, la cui casa madre subito dopo la morte del santo fu costruita a Sulmona, “badia di S. Spirito”, la più grande abbazia abruzzese e uno dei più grandi monumenti religiosi della regione.

 

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