Avezzano. Si arricchisce di nuovi dettagli la vicenda di Amedeo Riccardo Benegni, il 25enne arrestato dopo una lunga latitanza.
Dopo il primo resoconto dell’arresto, emergono ora elementi decisivi sul percorso che ha portato alla sua resa e sulle prossime mosse della difesa.
Benegni si è presentato ieri spontaneamente nello studio del suo legale, Antonio Pascale, che ha immediatamente avvisato la Guardia di Finanza, dando così esecuzione al mandato di cattura internazionale a suo carico.
“Una scelta ponderata”, quella di costituirsi, costruita nei giorni precedenti. Siamo riusciti a contattare l’avvocato Pascale, attualmente a Roma per un’udienza in Cassazione: “Quando il mio assistito mi ha contattato telefonicamente, gli ho subito consigliato di costituirsi”, ha spiegato il legale. “La scelta di tornare è stata saggia, considerati i gravissimi reati contestati, questo mi permette di avere grossi spazi di manovra difensiva.
Un consiglio che il giovane ha seguito dopo aver trascorso la latitanza a Barcellona, città in cui ha riferito di trovarsi prima della decisione di rientrare in Italia.
“La costituzione volontaria”, sottolinea l’avvocato Pascale, presidente della Camera penale e professionista di lunga esperienza, “mi permetterà di avere ampio spazio nella strategia difensiva”, lasciando intendere di avere già delineato una linea precisa.
Ieri, dopo l’arresto, Benegni è stato trasferito nel carcere di San Nicola, dove resta a disposizione dell’autorità giudiziaria.
E’ ristretto nella struttura in esecuzione dell’ordinanza di custodia cautelare emessa dal gip del Tribunale di Avezzano, Daria Lombardi. In queste ore è attesa la fissazione dell’interrogatorio di garanzia, passaggio chiave per delineare la linea difensiva e chiarire la posizione dell’indagato.
Intervista all’avvocato Antonio Pascale:
Avvocato Pascale, quanto ha inciso concretamente la scelta di costituirsi sulla strategia difensiva?
“Incide in maniera significativa. La costituzione volontaria è sempre un elemento valutato positivamente dall’autorità giudiziaria. Dimostra una volontà collaborativa e consente alla difesa di lavorare su una possibile attenuazione della pena”.
La decisione di Benegni è stata immediata o frutto di un confronto più articolato?
“È stata una scelta maturata. Quando mi ha contattato gli ho rappresentato i rischi concreti della latitanza e i possibili benefici di un rientro. Ha compreso la portata della decisione e ha agito di conseguenza”.
Durante la latitanza a Barcellona, il suo assistito era già intenzionato a rientrare o ci sono stati fattori determinanti?
“C’era sicuramente una condizione di forte pressione. La consapevolezza della gravità delle accuse e dell’impossibilità di sottrarsi a lungo alla giustizia ha giocato un ruolo decisivo. Il contatto con il difensore ha poi orientato definitivamente la scelta”.
Quali saranno i punti centrali della difesa nei prossimi passaggi processuali?
“In questa fase non posso entrare nel merito, ma posso dire che lavoreremo su più direttrici: il fatto che si sia costituito mi dà ampio spazio di manovra difensiva, chiederò un grosso sconto della pena. Ogni dettaglio sarà fondamentale”.
L’interrogatorio di garanzia sarà un momento decisivo?
“Assolutamente sì. È il primo vero confronto con l’autorità giudiziaria. Sarà l’occasione per chiarire alcuni aspetti e iniziare a delineare in modo più netto la posizione del mio assistito”.
Ritiene realistico puntare a una sensibile riduzione della pena?
“Ritengo ci siano margini importanti. Naturalmente tutto dipenderà dall’evoluzione del procedimento, ma la strada intrapresa è quella più corretta per ottenere il miglior risultato possibile”.