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Emergenza rifiuti, Legambiente: “la politica esca dal balletto elettorale con il partito della discarica”

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L’Aquila. Dopo la sacrosanta chiusura di Malagrotta, la più grande discarica d’Europa, sono bastate le vacanze natalizie per far riesplodere di nuovo l’emergenza rifiuti romana che riporta all’attenzione della nostra regione il tema discariche. Eppure, come Legambiente si è più volte sollecitato la capitale sui passi da compiere: porta a porta, impianti per il riciclo, costruzione di 10/15 impianti anaerobici per la gestione dell’organico e la produzione di biometano, centri di riuso e tariffa puntuale ma nell’ultimo anno e mezzo a Roma nulla è cambiato. I buoni propositi sono insufficienti, c’è bisogno di un ciclo integrato vero. In Abruzzo, invece, siamo arrivati finalmente all’approvazione del nuovo piano regionale dei rifiuti ma le azioni positive che potenzialmente metteranno in campo gli spunti in esso contenuti sull’economia circolare, soffrono l’eccesso di volumetria delle discariche, come da noi evidenziato più volte nel dibattito pubblico che ha accompagnato per almeno 2 anni la stesura del nuovo piano e nelle nostre osservazioni, sviluppate in collaborazione con il Wwf, già nel maggio 2017 e a nostro avviso nemico numero uno per la tutela della qualità ambientale dei territori e per la salute dei cittadini. Dopo 6 mesi dalla chiusura delle osservazioni al nuovo piano, in sede di audizione durante l’iter consiliare, qualcun altro finalmente si è accorto di questo “pericolo” ma l’attenzione, frutto anche di una responsabilità collettiva, è rimasta per troppo tempo ferma solo sulla discussione dell’incenerimento, senza dimenticare che il nostro combustile solido secondario (css) lo bruciamo a Pozzilli (Molise).

Oggi, tra l’imbarazzo “nuovo” di alcuni per l’arrivo in Abruzzo dei rifiuti romani, dovuta alla difficoltà evidente di realizzare un ciclo integrato vero di gestione dei rifiuti e la “storica” debolezza politica nella nostra regione di contrastare il tanto discusso “partito della discarica”, esplode un balletto elettorale inutile e fine a se stesso. L’eccesso di volumetria delle nostre discariche regionali non è più solo un problema del privato ma anche del pubblico. E’ auspicabile uno scenario di razionalizzazione, specializzazione e adeguamento dell’impiantistica per una corretta implementazione delle filiere e una gestione e controllo dei flussi in ingresso e in uscita dei flussi di rifiuti. Solo mezza Italia fa la differenziata e le regioni meridionali sono appena al 38% in media (es. Puglia 34,30%, Molise 28%, Lazio 42,40%). Questo dramma nazionale è il risultato di 20 anni di alleanze e interessi con il partito della discarica che ancora resistono. Però, il trend della differenziata è in crescita e l’Abruzzo con il suo 54% e ben 144 comuni ricicloni può ambire a diventare una regione libera dai rifiuti a patto che si esca fuori da questa politica dell’emergenza diffusa. L’Obiettivo dell’autosufficienza regionale al 2019 e della limitazione dei flussi in ingresso/uscita sono quindi strategici, come è importante rimettere al centro della discussione le giuste priorità della scala gerarchica prevista dalla direttiva 2008/98/CE.

Il Piano Regionale Gestione Rifiuti – dichiara Giuseppe Di Marco, Presidente Legambiente Abruzzo – è una grande opportunità per armonizzare la gestione dei rifiuti con la tutela della salute e dell’ambiente ma anche per favorire una migliore sostenibilità economica dell’intero sistema a vantaggio dei cittadini. Come già precisato in più sedi durante i diversi incontri pubblici e con le nostre osservazioni, positivi sono i suoi obiettivi che puntano alla prospettiva dell’economia circolare come una grande opportunità per la nostra regione ma è evidente a tutti che questo piano, anche per una responsabilità collettiva, ha pagato il prezzo del mero contrasto all’esclusione del recupero energetico, anche sotto la clava del decreto inceneritori, con volumetrie alte per lo smaltimento in discarica, dimenticando la pericolosità di quest’ultima. La discussione sull’emergenza rifiuti romana ha il vantaggio di riportarci ad una corretta valutazione dei “pericoli” nel loro insieme e su quanto sia necessario realizzare un ciclo integrato realistico della gestione dei rifiuti.” L’auspicio – aggiunge Di Marco – è che si corregga il tiro in corsa e si vincano definitivamente le resistenze della cultura della discarica, ormai trasversale a pubblico e privato. Si gestisca al meglio la solidarietà verso le altre regioni e con tempi brevi e tracciabilità certe dei flussi di rifiuti in ingresso. Ma è opportuno che ci si torni ad interrogare anche su quello che noi mandiamo fuori regione (vedi Pozzilli) e sull’impiantistica necessaria alla nostra autosufficienza regionale. Roma insegna: i buoni propositi non bastano, c’è bisogno di un ciclo integrato vero di gestione dei rifiuti, di una responsabilità collettiva e di una politica che esca fuori dagli slogan elettorali e realizzi il bene comune.”

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