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“È la morte delle nostre attività”: clessidra su una bara, i ristoratori aquilani scendono in piazza

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L’Aquila. Una clessidra sulla bara arrivata con il carro funebre, pentole e padelle a terra: “questa è la morte delle attività”: i ristoratori aquilani, come raccontato da AbruzzoLive, hanno manifestato in piazza Duomo contro il nuovo Dpcm firmato dal premier, Giuseppe Conte, considerata “un’ulteriore mazzata piombata nel mezzo delle nuova ondata della pandemia Covid” con la quale è stata disposta la chiusura anticipata di bar e ristoranti e lo stop a palestre e piscine. Sulla scia delle proteste quotidiane, da nord a sud del Paese, in tanti hanno risposto all’appello dell’associazione “Ravv, Ristoratori aquilani vs virus”: tra i ristoratori anche cittadini, insieme ai quali sono stati chiesti chiarimenti al Governo, aiuti concreti, lamentando “di essere stati abbandonati ancora una volta”.

In piazza Duomo anche il sindaco dell’Aquila, Pierluigi Biondi che ha solidarizzato con i ristoratori ricordando di essere un attesa dello sblocco di fondi da pare del Cipe. La situazione è critica, qualcuno teme di dover chiudere per sempre e le misure di sostegno stanziate con il Decreto Ristori, approvato ieri, “non sembrano essere sufficienti”. I primi segnali della seconda ondata, che ha colpito particolarmente il territorio aquilano e il capoluogo, inizialmente risparmiati dal virus, si sono affacciati nelle scorse settimane, quando molte attività hanno dovuto chiudere a causa dell’impennata dei contagi che, inevitabilmente, ha coinvolto dipendenti e clienti.

“Abbiamo chiuso subito dopo l’accertata positività dei dipendenti, se tutto va come deve riusciremo a riaprire la prossima settimana”, ha spiegato Marco Gramenzi, titolare del Monthy’s pub e la pizzeria La vita è bella, “per il pub non sappiamo come comportarci, con la pizzeria lavoreremo prevalentemente da asporto, sempre che si riesca a lavorare. Purtroppo le persone, continuamente bombardate dal terrorismo dell’informazione del governo sono ormai già chiuse in casa”. “Abbiamo adeguato il locale alle norme, non è bastato. Ora siamo aperti solo due ore al giorno, dalle 16 alle 18. Non gira un’anima, è la morte per i locali che vivono solo di sera”, ha commentato Andrea Ventruto, dell’Irish pub.

“Anticipiamo le critiche di chi ci accuserà di speculare sulla morte, la morte non è solo fisica, c’è anche quella della dignità. La morte dell’anima, questo rappresenta questa bara”, ha aggiunto un’altra imprenditrice. A fornire la bara la famiglia Taffo, nota azienda di pompe funebri aquilana, a sostegno dei piccoli imprenditori aquilani: “Anche se sembra fuori contesto la nostra presenza, questa situazione sappiamo che si ripercuoterà inevitabilmente su tutte le categorie”, ha commentato un loro collaboratore. Tra i manifestanti anche cittadini aquilani: “hanno trasformato la disperazione in una lotta di diritti tra chi è garantito e chi non sa di che morte deve morire. Ci hanno messo l’uno contro l’altro ma noi non ci caschiamo. Per questo oggi anche noi siamo in piazza”.

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