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Donne e lavoro il tema della rubrica di Michele Fina con D’Errico, Saraceno e Orlando

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L’Aquila. Il lavoro e la condizione femminile sono stati al centro del 57esimo incontro della rubrica “Un libro, il dialogo, la politica”, curata da Michele Fina. Sono stati ospiti il ministro del Lavoro Andrea Orlando, la sociologa Chiara Saraceno e anche Giorgia D’Errico della Cgil nazionale, autrice dei libri, di cui si è discusso, “Femminile Plurale” e “Maschile Singolare” (Round Robin Editore).
Nelle parole dello stesso Fina si tratta di “due raccolte di dialoghi e interviste, punteggiati da proposte politiche, nel primo a donne, nel secondo a uomini. Attraversano relazioni umane e il rapporto tra le relazioni umane e il lavoro. Si parte dalla condizione femminile per arrivare nel secondo libro a storie di uomini. Emerge in questi l’impreparazione ad affrontare l’emancipazione femminile, in quelle le difficoltà e le incomprensioni della propria condizione”.
L’autrice ha raccontato che il suo “primo libro nasce nel 2019 più per un’esigenza personale, per rivedere il concetto di lavoro accanto alle donne, e rispondere ad alcuni interrogativi. Volevo vedere a che punto fossimo e quale percezione avessero. Sono emerse idee, sofferenze, mai delle richieste di aiuto diretto ma comunque degli appunti. Nel secondo libro con gli uomini ho provato maggiore difficoltà perché le donne rispetto agli uomini hanno un modo di raccontare più empatico”.
Saraceno ha rilevato dalla sua lettura “lo scarto tra un modello ideale, quello della parità, e i comportamenti pratici. Nel senso comune prevalente c’è ormai l’acquisizione e l’aspettativa che anche la donna faccia la sua parte dal punto di vista del reddito ma è meno acquisito che questo implica un riequilibrio del lavoro non pagato anche dentro la famiglia. Anche per i padri c’è un problema di far fronte a messaggi contradditori, ci sono rischi”. Importante in questo senso l’investimento nelle infrastrutture sociali, per la sociologa “importante quanto quello per le infrastrutture materiali. Non rendersene conto vuol dire non capire cosa sta accadendo nelle nostre società. Il Pnrr va tenuto sott’occhio anche da questo punto di vista, come sul sostegno al lavoro delle donne”.
Il ministro Orlando ha ricordato e spiegato, poi, le misure contenute nel Piano nazionale di ripresa e resilienza, la clausola a tutela dell’occupazione giovanile e femminile e gli investimenti per le infrastrutture sociali, e messo in guardia: “Ci vuole impegno per implementarne la rete, la committenza è pubblica, non come nel caso delle infrastrutture materiali. L’occupazione femminile ha dati più bassi nelle regioni che hanno reti di servizi meno sviluppate”. Sul libro di D’Errico, Orlando ha rilevato: “Mette in evidenza l’incrocio tra le scelte che si fanno sul lavoro e nel contesto esterno, le relazioni tra tempi di lavoro, organizzazione familiare, presenza o assenza di servizi. Il welfare incide. Le scelte sono anche le conseguenze di una dimensione esterna al lavoro”. Per il ministro “la pandemia ha colpito maggiormente il lavoro delle donne perché sono quelle che hanno più di frequente contratti a tempo determinato, che hanno dovuto fare i conti con le conseguenze della crisi sanitaria: sono state loro che più di frequente sono rimaste a casa, è su di loro che grava il lavoro di cura”.
Rispondendo, poi, a una domanda di Fina sui costanti attacchi delle destre sovraniste alla parità di genere, Orlando ha spiegato che derivano da “un’utopia regressiva perché i vecchi modelli di società non torneranno. Ma vanno capite le ragioni che stanno dietro questa posizione e capire perché talvolta riesce ad avere successo”.

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