Chieti. Il dissesto idrogeologico continua a rappresentare una delle principali emergenze della provincia di Chieti. Dopo l’incontro del presidente della provincia e sindaco di Vasto Francesco Menna, l’allarme dissesto viene raccolto dal consigliere regionale e candidato del centrosinistra Luciano D’Amico per le suppletive di 15 e 16 novembre, che chiede un cambio di passo nelle politiche di prevenzione e messa in sicurezza del territorio.
Secondo D’Amico, oltre il «90% dei circa 1.600 chilometri della rete viaria provinciale» è interessato da problemi legati a frane e smottamenti, con più di 300 movimenti franosi attivi che interessano l’intero territorio. «Le oltre 300 frane attive non sono solo un dato statistico allarmante, ma una ferita profonda nel tessuto socioeconomico abruzzese», afferma l’esponente politico, sottolineando la necessità di «risorse economiche strutturali e vincolate» per superare la logica degli interventi emergenziali.
Le criticità interessano soprattutto l’entroterra teatino. Nell’Alto Vastese, evidenzia D’Amico, comuni come Castiglione Messer Marino, Torrebruna e Carunchio rischiano periodicamente l’isolamento a causa degli smottamenti che compromettono la viabilità locale. Situazioni analoghe si registrano nella Val di Sangro, dove le strade provinciali subiscono continui cedimenti legati alle piene dei corsi d’acqua e all’erosione dei versanti.
Non meno preoccupante, secondo il consigliere regionale, la situazione lungo la fascia collinare costiera, dove il dissesto dell’entroterra si somma ai fenomeni di erosione marina che interessano la Costa dei Trabocchi, a scendere da «Ortona e dalla litoranea meridionale». Da qui, la richiesta di un piano straordinario per la viabilità provinciale, stimato in oltre 115 milioni di euro. «Senza un piano viario straordinario da oltre 115 milioni di euro per la sola rete provinciale, l’isolamento fisico rischia di tradursi nella definitiva desertificazione demografica ed economica di metà territorio» dichiara.
Poi il nodo del bilancio, D’Amico si scaglia contro la riduzione dei fondi destinati alla manutenzione e alla sicurezza delle strade provinciali. Richiamando le denunce dell’Unione delle Province d’Italia, sostiene che i tagli agli investimenti (che per la messa in sicurezza delle strade «hanno raggiunto il 70%» nel biennio ’25-’26) abbiano indebolito la capacità degli enti locali di intervenire efficacemente sul territorio, lasciando sindaci e amministratori spesso soli nella gestione delle emergenze.
E infine la questione di Chieti, dove negli ultimi anni il fenomeno franoso ha coinvolto diverse aree urbane, culminando con l’emergenza del rione Santa Maria. Per D’Amico, tuttavia, gli studi geotecnici hanno consentito di comprendere meglio le cause del dissesto e di individuare possibili interventi di mitigazione. «Non siamo di fronte a un evento improvviso, ma al culmine di un processo degenerativo preannunciato dalla storia», osserva, evidenziando come oggi sia possibile passare «dalla diagnosi alla terapia» attraverso una programmazione seria e interventi mirati.
Sul tema, risponde anche il candidato del centrodestra Mario Colantonio. «Governano la provincia da 12 anni» dichiarava in un incontro a Orsogna il leghista in corsa per lo scranno romano, «hanno avuto tempo per poter risolvere tali criticità. Lo dico da uomo che nell’amministrazione ha avuto un lungo corso».



