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Diffusione Covid, Unione Europea: meglio test che chiusure frontiere

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Per la Commissione l’opzione “preferibile”, nel caso di persone provenienti da zone rosse o considerate comunque ad alto rischio, sarebbe quella di fare dei test per verificare la positività al virus del Covid. Anche se resterà nell’ambito delle competenze nazionali l’adozione di altre misure di
carattere restrittivo.

Ma è soprattutto sull’adozione di criteri comuni in base ai quali definire le aree più o meno a rischio (con una colorazione che va dal verde all’arancione e al rosso, riservando il grigio alle aree su cui non
si hanno informazioni sufficienti) che si sofferma la proposta di raccomandazione adottata oggi. In tal modo, sottolinea la Commissione, si potrebbe avere una mappa uniforme dell’Europa che verrebbe aggiornata una volta alla settimana dal Centro europeo per la prevenzione e il controllo delle malattie (Ecdc) insieme alle misure prese dai singoli Paesi in modo da assicurare un’informazione tempestiva, completa e chiara ai cittadini europei. “Per molti cittadini la cacofonia delle regole applicate dai singoli Paesi è diventata insopportabile e per questo noi vogliamo semplificare le cose”, ha detto il commissario alla giustizia Didier Reynders nel presentare le proposte dell’esecutivo Ue e sottolineando l’esigenza di evitare qualsiasi tipo di discriminazione. Dal canto suo la commissaria agli affari interni Ylva Johansson ha evidenziato che la questione più importante è quella di garantire il funzionamento dell’area Schengen per la libera circolazione delle persone. “È per questo che vogliamo un sistema chiaro e unico per ‘colorare’ le singole zone o regioni in base al loro fattore di rischio invece di dover fare riferimento al caleidoscopio formato dalle misure nazionali”.

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