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Di Matteo lascia il Pd, dopo il tira e molla l’assessore aderisce a Regione Facile e spiega il perché

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L’Aquila. “Profondo disagio, personale e politico”: con queste parole l’assessore regionale, Donato Di Matteo, con delega all’Urbanistica e ai Parchi, lascia il Partito Democratico. Lo fa con una lettera inviata al capogruppo del Partito democratico, Sandro Mariani, e al segretario regionale del Pd, Marco Rapino. “Dover lasciare la propria casa, che ho contribuito a edificare – scrive Di Matteo – è un momento di grande sofferenza”. L’assessore annuncia l’adesione a Regione Facile. Di Matteo, spiegando le sue ragioni,
parla di “mutazione genetica all’interno del Partito e del Gruppo”, di “un’assenza di condivisione e di collegialità delle scelte politiche”. Situazioni che, dice l’assessore, “ho segnalato più volte” e che hanno “tramutato, a vari livelli, il Partito in un’ organizzazione leaderistica personale in cui il potere di vita e di morte appartiene al capo ed è assoluto”. Dopo aver elencato varie attività regionali, tra cui spicca la questione sanità, Di Matteo parla poi della formazione delle liste per le prossime elezioni politiche.

Decisioni, secondo quanto scrive Di Matteo, “assunte in altri luoghi, in altre stanze, da un ristretto gruppo di persone: un ‘cerchio magico’ ossequioso – dice Di Matteo – e arrogante. Peraltro – continua – senza considerare che queste decisioni porteranno, all’indomani del 4 marzo, inevitabilmente ad un’accelerazione dei percorsi politico-amministrativi regionali di cui non si è tenuto doveroso conto”. Dopo aver espresso “personale delusione anche in merito alla progressiva perdita dei rapporti umani”, Di Matteo si rivolge al segretario regionale Rapino “che legge per conoscenza e sa che non ho rinnovato l’iscrizione al partito”. “È con profonda tristezza, quindi – conclude Donato Di Matteo – che lascio il gruppo del Pd”.

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