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Delitto Cesaroni, gli esperti a “Salotto Tevere”: in via Poma, soggetti mai attenzionati

Redazione Cronaca di Redazione Cronaca
8 Agosto 2022
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Roma. Ieri sera, nella ricorrenza dei trentadue anni dall’omicidio di Simonetta Cesaroni, “Salotto Tevere”, iniziativa patrocinata da Regione Lazio e Comune di Roma, ha ospitato un interessante confronto tra esperti del caso. Luca Marrone, docente di criminologia presso la Lumsa, criminal profiler e collaboratore di “AbruzzoLive” e Paolo Cochi, reporter e documentarista, esperto di cold cases, autore di Via Poma oltre la Cassazione. Cronaca di un delitto senza giustizia (Runa editore), coordinati da Michel Maritato, giornalista e criminologo, hanno parlato della vicenda, valutando gli sviluppi registratisi nelle ultime settimane.

Marrone ha proposto una breve ricostruzione del caso, rievocando le circostanze che hanno preceduto e seguito l’iter criminis, le modalità dell’aggressione e il tormentato e problematico decorso investigativo e giudiziario della vicenda, fino alle più recenti notizie, relative alla nuova indagine della Procura di Roma e della Commissione Antimafia. Certo, ha osservato il criminologo, oggi abbiamo raggiunto consapevolezze investigative che all’epoca, in Italia, non sempre risultavano pienamente maturate, come la necessità di non contaminare la scena del crimine, l’imprescindibilità di una rigorosa e documentata catena di custodia, etc., e ciò può aver pregiudicato l’indagine sotto vari aspetti.

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Cochi si è soffermato su alcune criticità dell’inchiesta, sui limiti dell’approccio adottato, rimarcando ad esempio che vi sono un paio di personaggi, legati all’ambiente lavorativo di Simonetta, sui quali non si è approfondito. Uno di questi è stato citato dalla portiera dello stabile che lo ha visto uscire con un “fagotto” in mano. Lei ha fatto due nomi. Di questi, ne è stato interrogato solo uno, era fuori città. L’altro che abitava a pochi minuti da via Poma n. 2, non è stato approfondito da nessuno. Poi non fu approfondita una persona di gruppo sanguigno A e corrispondente alle fattezze descritte dalla portiera. Tutto  questo, conclude lo scrittore, risulta agli atti.

I relatori hanno poi discusso del rapporto tra crimine e mass-media, convenendo che, spesso, la rappresentazione mediatica dell’indagine non permette al pubblico di cogliere pienamente la complessità delle sottese problematiche investigative, criminologiche e giudiziarie.

L’appassionante conversazione, nel tramonto che illuminava il suggestivo sfondo dell’Isola Tiberina, è stata seguita da un folto pubblico e si è conclusa con l’auspicio che, sulla morte di Simonetta Cesaroni, così come su altri casi criminali irrisolti, si possa finalmente giungere alla verità.

 

Da sinistra, Michel Maritati, Paolo Cochi e Luca Marrone

 

Si è dunque più volte parlato della complessità del delitto Cesaroni dal punto di vista criminogico. Ma, in particolare, quale può essere il contributo del criminologo a un caso come questo? Ne abbiamo parlato con Luca Marrone.

“Il criminologo”, ci ha detto, “potrebbe contribuire tentando una lettura della scena del crimine per individuare dei tratti personologici dell’aggressore al fine di fornire un utile indirizzo all’indagine.”

Cosa ci dice la scena del crimine di via Poma? “È opinione diffusa che sulla scena ci siano indicatori che attestino l’avvicinamento di due persone. L’omicida che ha agito come soggetto disorganizzato e qualcuno giunto ore dopo a rimuovere le tracce del delitto.”

In che direzioni vanno le nuove indagini? “A quanto si legge sui giornali, ci si sta concentrando, tra l’altro, su chi sapeva che, il pomeriggio del 7 agosto 1990, Simonetta Cesaroni avrebbe lavorato da sola nell’ufficio dell’Aiga. Poi, si sta cercando di accertare quali soggetti potessero essere presenti nel palazzo, dato per deserto troppo frettolosamente”.

Non è una pista fredda? “Decisamente. In ogni caso, la Procura e la Commissione Antimafia sembrano determinate a ripercorrerla. Non è chiaro, per esempio, il motivo per cui Simonetta quel giorno fosse andata in via Poma: a quanto pare, una dirigente dell’associazione sostiene che il suo lavoro fosse già terminato. Così come sembrerebbe che la giovane, proprio in quei giorni, avrebbe dovuto ritirare dei documenti da alcuni professionisti con casa e studio a pochi passi da via Poma. Dieci persone su cui, a quanto riportano i giornali, non è mai stato effettuato alcun controllo. Insomma, le piste da percorrere non mancherebbero. Il tempo ci dirà se le novità di questi giorni si tradurranno in qualcosa di concreto”.

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