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Decumano Maximo, scoppia la disputa sul marchio: il regista Alessio Consorte rivendica i diritti

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
8 Ottobre 2026
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L’Aquila. Contestato l’utilizzo della denominazione “Decumano Maximo Abruzzo”. Il regista Consorte rivendica la titolarità dei diritti sull’opera cinematografica e documentaristica e sul marchio registrato “DECUMANO MAXIMO”.

Il regista Alessio Consorte ha formalmente diffidato il Consorzio Decumano Maximo Abruzzo, con sede in Via Per Prezza snc, Pratola Peligna, dall’utilizzo della denominazione “DECUMANO MAXIMO” in relazione al prodotto denominato “DECUMANO MAXIMO ABRUZZO”.

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La contestazione è contenuta in una formale diffida nella quale Consorte afferma di essere unico e legittimo titolare dei diritti d’autore sull’opera cinematografica e documentaristica “DECUMANO MAXIMO”, oggetto di registrazioni SIAE nel 2019 e nel 2020, nonché del marchio registrato “DECUMANO MAXIMO”, registrato presso l’UIBM con numero 302025000038169 per le classi di prodotti e servizi 33, 35 e 41.

Secondo quanto sostenuto nella diffida, l’utilizzo della denominazione “DECUMANO MAXIMO ABRUZZO”, in assenza di una specifica autorizzazione o licenza, sarebbe suscettibile di creare un collegamento diretto con l’opera cinematografica, il suo titolo e il relativo segno distintivo, con possibile pregiudizio per i diritti di proprietà intellettuale e per gli interessi commerciali connessi all’opera.

“Non è stato utilizzato soltanto il titolo, ma anche il concetto alla base dell’opera”

Consorte contesta non soltanto l’utilizzo della denominazione “DECUMANO MAXIMO”, ma anche quella che ritiene una significativa ripresa dell’idea e del soggetto sviluppati nell’ambito della propria opera cinematografica.

“Il titolo Decumano Maximo identifica un’opera cinematografica che ho ideato, prodotto, realizzato e diffuso pubblicamente. La questione, a mio avviso, non riguarda soltanto il titolo, ma anche il fatto che un concetto da me sviluppato cinematograficamente sia stato ripreso e trasformato nell’idea di un consorzio, mantenendo proprio la denominazione ‘Decumano Maximo’.”

È questa, secondo il regista, la ragione per cui la vicenda assume una particolare rilevanza: non si tratterebbe, a suo avviso, della semplice coincidenza nell’utilizzo di una denominazione, bensì dell’impiego di un titolo già associato a una precisa opera cinematografica, alla sua identità e alla sua comunicazione pubblica.

Consorte richiama inoltre la precedente e ampia diffusione pubblica dell’opera “DECUMANO MAXIMO”, la cui produzione è stata accompagnata da attività di promozione, distribuzione e comunicazione attraverso diversi canali.

Il film è stato proiettato nelle sale cinematografiche italiane, successivamente distribuito attraverso Nexo Digital e reso disponibile gratuitamente sulla piattaforma YouTube.

L’opera è stata inoltre promossa attraverso social network, piattaforme web e comunicati stampa, ottenendo attenzione da parte di diverse testate giornalistiche online e della stampa locale e nazionale.

Per il regista, la diffusione raggiunta dal film costituisce un elemento particolarmente significativo, in quanto avrebbe contribuito ad associare nel pubblico la denominazione “DECUMANO MAXIMO” all’opera cinematografica, alla sua storia e al progetto culturale sviluppato attraverso di essa.

“Ho investito anni di lavoro nella realizzazione di Decumano Maximo, dalla ricerca alla scrittura, dalla produzione alla distribuzione. Il titolo non è un elemento astratto, ma identifica un’opera cinematografica concreta, che è stata realizzata, portata nelle sale, distribuita e presentata al pubblico. Ritengo quindi doveroso tutelare il lavoro creativo e l’identità dell’opera quando vengono utilizzati elementi che considero riconducibili al mio progetto senza alcuna autorizzazione”, dichiara Alessio Consorte.

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