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“Dalla pandemia una società meno individualista”, Armani: obiettivo costruire futuro migliore

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“La pandemia in corso è un monito per tutti noi, per rivedere quello che non va, imparando dagli errori. Per immaginare una società meno individualista e, grazie alla conoscenza e alla consapevolezza di quel che è stato, costruire un diverso presente e un futuro migliore”: è il pensiero espresso in un contributo audio da Giorgio Armani, cui oggi è stato conferito, in diretta streaming dall’Università Bocconi di Milano, il Premio Parete 2020.

Il riconoscimento dedicato alla memoria del finanziere abruzzese Ermando Parete, superstite del campo di sterminio nazista di Dachau, è stato assegnato ad Armani “per la sua personalità straordinaria – si legge nelle motivazioni – che ha fissato un’inconfondibile impronta su un’epoca e che, ancora oggi, lo rende l’icona italiana per eccellenza nel mondo”. “Ermando Parete – ha commentato Armani – rappresenta il coraggio e la Memoria, qualità fondamentali, soprattutto oggi, che si tende a dimenticare e a voltare spesso lo sguardo altrove di fronte ai problemi e alle ingiustizie. Ma sappiamo bene che senza Memoria non può esserci futuro e nemmeno innovazione. Senza ricordo di quello che è stato non si può costruire nulla, perché ci vogliono le fondamenta o tutto crolla”. Anche per questo Armani, che si è detto “un convinto sostenitore del Sistema Italia”, ha sostenuto che questo “Sistema che va sostenuto, oggi più che mai”. Ma non perché tutto torni come prima: “è necessario, comunque, comprendere cosa è superfluo e cosa – è la sottolineatura di Armani – non è più sostenibile da questo pianeta. Dobbiamo recuperare la qualità, superando l’ossessione della quantità. Proviamo a chiederci che cosa sia necessario avere, cosa vogliamo davvero essere, per lasciare alle future generazioni un mondo più vivibile. È un compito che ci rimette in gioco, che va nutrito di Memoria e di azione. Ora che tutto è virtuale, abbiamo il dovere di coltivare il sentire: quel sentimento collettivo che ci avvicina e unisce, e che ci rende degni di questo dono unico che abbiamo ricevuto, la vita!”.

Alla cerimonia hanno partecipato – tra gli altri – Gianmario Verona, Rettore dell’Università Bocconi e Donato Parete, promotore del Premio nonché figlio di Ermando che, fino al 2016, ha testimoniato da sopravvissuto la tragedia della Shoah nelle scuole e nelle università, incontrando ragazzi di tutta Italia.

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