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Covid, appello della Uil Pa: utilizzare carceri aquilane per studio di settore vaccino AstraZeneca

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L’Aquila. Proseguono le opere di vaccinazioni all’interno degli istituti penitenziari aquilani. “Da domani potrebbe essere la volta dei detenuti e che, come nel caso del personale operante al suo interno, come poliziotti penitenziari e operatori del comparto Funzioni Centrali, vedranno somministrati le dosi di AstraZeneca.  Nel giro di pochi giorni, quindi, potrebbe essere conclusa la prima, seppur parziale (tra i detenuti al momento sono esclusi gli over 65), fase vaccinale. La seconda dose è prevista, stante gli avvisi che vengono fatti recapitare a ciascuna unità interessata, entro due mesi dalla prima”: a dirlo è Mauro Nardella segretario generale territoriale Uil PA Polizia penitenziaria.

“Affermare che si è fuori dall’emergenza sarebbe alquanto ardito”, afferma il componente della segreteria regionale UIL PA Abruzzo, “molto ci sarà ancora da fare soprattutto per colmare il vuoto lasciato dall’impossibilità di immunizzare nel breve periodo chi non rientra nella fascia di età stabilita per questa tipologia di vaccino. In tutti i modi una bella fetta di personale e detenuti entro Aprile si sarà, varianti permettendo, conquistato il “passaporto” immunitario al covid 19”.

“Se ci sarà una buona risposta in ordine all’avvenuta vaccinazione Astrazeneca solo il tempo potrà dircelo. Sarebbe utile a tal proposito, prendendo spunto da una proposta avanzata da un medico operante nel nosocomio di Sulmona, effettuare uno studio sulla efficacia progressiva dell’opera di immunizzazione”, sottolinea il sindacalista, “ai come nel caso delle carceri , infatti, utilizzandone la peculiarità che hanno di essere “contenitori” di un insieme di persone, si potrebbe agire effettuando uno studio di nicchia. Lo si potrebbe fare, ad esempio, misurando il grado di immunizzazione progressivo attraverso la somministrazione ad intervalli di tempo di test sierologici in grado di stabilirne la crescente, ovvero raggiunta immunizzazione”.

“L’auspicio potrebbe essere”, conclude Nardella, “girando ulteriormente la proposta all’Asl1 L’Aquila, Sulmona, Avezzano, che l’idea avuta dal professionista sulmonese possa realmente essere recepita ed utilizzata ai fini dell’ulteriore approfondimento dello studio in questo campo e che ci auguriamo porti al completo smantellamento di questa immane piaga”.

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