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Coronavirus, Santino Spinelli torna a casa dopo il ricovero: “resisto, ho visto tanta umanità”

"Il covid mi ha messo a dura prova, mantenete alta l'attenzione"

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(Foto di Facebook)

Lanciano. E’ tornato a casa dopo una settimana trascorsa, a causa del Covid, nel reparto di Malattie Infettive dell’ospedale di Vastodove era arrivato in ambulanza in condizioni preoccupanti. Santino Spinelli, in arte Alexian, musicista, scrittore e docente universitario, ambasciatore della cultura romanì nel mondo, ora vuole ringraziare chi gli è stato vicino in questo periodo tremendo, dai familiari agli amici, dal personale sanitario agli ammiratori. Si sente rinato, anche se dovrà continuare le cure a casa. Anche se pochi giorni prima di quella corsa in ospedale ha dovuto sopportare, sempre per il Covid, la perdita del padre Gennaro, morto a 84 anni, il 25 febbraio, nella sua casa di Lanciano, accanto ai suoi cari. Santino e il resto della famiglia non hanno potuto partecipare ai funerali: tutti positivi e in quarantena lui, la moglie, due dei tre figli, le sue sorelle. E qualche giorno dopo le sue condizioni sono precipitate.

“Quando mi hanno ricoverato la pressione era arrivata a 198-132. Ho visto la morte in faccia, è stato terribile”, ricorda Santino, “subito dopo il ricovero ho superato gli scompensi cardiaci e la pressione alta di cui non avevo mai sofferto prima. E’ un virus subdolo, questo, e attacca non solo i polmoni. È vero, occorre essere forti, sani, ma anche molto fortunati. I miei polmoni sono stati colpiti fortemente, occorrerà capire quali danni residui avrò su respirazione, insonnia, memoria, gusto, olfatto”.

In ospedale ha trovato ” tanta accoglienza e tanta umanità. I dottori e gli infermieri sono angeli perché vanno molto oltre la loro professione. Sanno di essere spesso l’ultimo contatto umano nei confronti di chi non ce la fa e muore senza la consolazione di parenti e amici. Mi hanno curato con antibiotici, cortisone, antivirale, e anticoagulante. Infermieri e medici”, dice, “hanno tanta e commovente umanità, dedizione, sensibilità, vanno oltre le loro normali competenze, è davvero meraviglioso. Ho visto accanto a me davvero tanto dolore e sofferenza in un reparto blindato e in una sala, pur piccola, ben tenuta e igienizzata; e spesso ho visto infermiere rassicurare al telefono un familiare del paziente vicino. E pensare che stanno ore e ore con indumenti ingombranti, bardati come soldati in guerra”.

Due giorni fa i primi spiragli. “I valori erano abbastanza regolari, anche se a volte tornano la forte pressione sul petto, la tosse e tanta spossatezza. Mangio molto, ma continuo a dormire poco. Ora l’importante è essere a casa. Invito tutti a mantenere l’attenzione alta a non abbassare il livello di guardia. Il virus non scherza e non tutti hanno un sistema immunitario adeguato o la fortuna di trovare un posto in ospedale sovraccaricato da questa tremenda pandemia”.

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