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Coronavirus e assistenza ai malati: difficoltà trapianti, oltre 8000 in attesa. Pesa pressione intensive

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Oltre ai danni ‘diretti’, la pandemia di Covid sta mettendo in difficoltà anche gli altri settori dell’assistenza ai malati. È il caso dei trapianti, di cui domani si celebra la giornata nazionale, che hanno registrato difficoltà nel 2020 e che anche negli ultimi mesi scontano problemi dovuti sia alla pressione sulle terapie intensive che alla disinformazione, che fa crescere i dinieghi. Sono 8.291 le persone in attesa di trapianto nel nostro Paese, e il settore è messo in difficoltà dalla pandemia, sottolineano il ministero della Salute e il Centro Nazionale Trapianti in occasione della ventiquattresima edizione della giornata. Il 72,5% (6.132) aspetta un rene, il 12,7% (1.076) un fegato, il 7,9% (670) un nuovo cuore. Inferiori i numeri di chi ha bisogno di un trapianto di polmone (3,8%, 320 pazienti) e pancreas (3%, 252 pazienti), mentre sono in 5 ad aspettare un intestino. 164 pazienti aspettano un trapianto multiorgano e sono contemporaneamente iscritti in più liste.

Il 15,5% dei pazienti in attesa (1.287 persone) ha già ricevuto in passato un organo ed è in attesa di un ri-trapianto: nella quasi totalità dei casi (97,5%) si tratta di rene, ma ci sono anche 5 pazienti che hanno bisogno di un secondo trapianto di cuore e 13 di un altro fegato. “I pazienti in lista d’attesa sono ancora troppi – spiega il direttore del Centro nazionale trapianti Massimo Cardillo – e l’unico modo per dare il prima possibile una speranza di guarigione a queste persone è incrementare il numero delle donazioni di organi. Purtroppo, la percentuale di chi si oppone al prelievo supera ancora il 30%, e diventa sempre più urgente diffondere una corretta informazione per superare le paure e le false credenze ancora presenti nell’opinione pubblica. È proprio questo l’obiettivo della nuova campagna ‘Donare è una scelta naturale’ che Ministero della Salute e Cnt stanno lanciando in questi giorni”.

“Lanciamo un appello ad aderire a questa campagna, ad aderirvi con la propria scelta personale di diventare donatori d’organi, sapendo che donare è una scelta d’amore nei confronti degli altri”, dice il presidente dell’Istituto superiore di Sanità, Silvio Brusaferro sottolineando come “accanto alla pandemia, che oggi raccoglie tutte le nostre attenzioni, ci sono altre realtà e problemi di salute che necessitano, come in questo caso, di interventi molto importanti per salvare delle vite”. In particolare gli uomini in attesa di un organo sono quasi il doppio delle donne: 64% contro 36%, una prevalenza che diventa più marcata nel caso della lista del cuore, nella quale i maschi sono l’80%. L’unico organo per il quale la lista d’attesa vede una lievissima maggioranza femminile (52%) è il polmone. Oltre la metà dei pazienti (52%) ha un’età compresa fra i 40 e i 60 anni, un terzo (33%) ha più di 60 anni, il 15% ha meno di 40 anni. I pazienti pediatrici sono 202: il più giovane iscritto in lista ha solo 7 mesi e aspetta un cuore. Ma il trapianto è un’opportunità anche per tanti anziani: l’anno scorso a Milano un 81enne ha potuto ricevere un rene nuovo. A causa del coronavirus nel 2020, spiega il Cnt sul proprio sito, ci sono stati 400 trapianti in meno (in calo del 10% rispetto al 2019). “A pesare – spiegano gli esperti – inevitabilmente, è stata la saturazione delle terapie intensive, che sono la trincea della lotta al Covid ma anche il luogo in cui avvengono le donazioni di organi e tessuti. Nel 2020 le segnalazioni di potenziali donatori in rianimazione sono calate dell’11,5% rispetto al 2019 e questo ha portato a una diminuzione del 10,4% dei prelievi di organo da donatori deceduti (1.236 contro i 1.379 dell’anno precedente). A questo dato si aggiunge una diminuzione più consistente delle donazioni da vivente (294, -19.2%): trattandosi di un’attività chirurgica programmabile, questa tipologia di trapianto ha scontato un rallentamento maggiore”.

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