Il timore diffuso tra gli amministratori locali riguarda la creazione di una stratificazione tra territori. Dopo la prima fase di classificazione, l’attenzione si sposta ora verso il secondo elenco, quello destinato a beneficiare concretamente degli aiuti economici. Questo ulteriore passaggio selettivo, basato sulla combinazione di parametri geomorfologici e socioeconomici, rischia di generare nuove fratture tra comuni, escludendo realtà che, pur essendo montane, potrebbero rimanere tagliate fuori dagli interventi previsti dai capi III, IV e V della legge.
“Il rischio concreto è quello di alimentare disparità invece di costruire coesione”, dichiara Lorenzo Berardinetti, presidente di Uncem Abruzzo. “Senza una dotazione finanziaria adeguata e parametri che tengano realmente conto delle specificità dei nostri borghi, la legge rischia di trasformarsi in uno strumento che premia pochi a discapito di molti”.
La preoccupazione è amplificata dalla limitatezza delle risorse finanziarie stanziate a livello nazionale: 110 milioni di euro per il 2025 e 120 milioni per il 2026. Somme che, seppur destinate a interventi necessari, appaiono esigue rispetto alle reali esigenze di rilancio delle terre alte. La richiesta di un rafforzamento del Fondo nazionale montagna (Fosmit), che Uncem aveva proposto di elevare a 1 miliardo di euro annuo, resta al centro del confronto con il Governo e il Parlamento.
“La politica deve avere il coraggio di definire un’idea forte di montagna e fornire le risorse per sostenerla”, aggiunge Berardinetti. “Altrimenti, con i pochi fondi a disposizione, ci troveremo a gestire non lo sviluppo dei territori, ma la rabbia di tante comunità locali che si sentiranno nuovamente isolate. Ribadiamo la richiesta all’assessore regionale Santangelo a incontrare Uncem Abruzzo quanto prima per avviare una fase di ascolto che tenga conto delle reali necessità della montagna e di chi la abita. Non possiamo andare avanti guardando solo ai numeri”.
Il dibattito si sposta ora sui tempi: entro 90 giorni è attesa l’individuazione dei comuni destinatari delle misure di sostegno. È quello il banco di prova su cui si misurerà la reale efficacia della legge e la capacità del Paese di mantenere una coesione territoriale che oggi appare, ancora una volta, messa a dura prova.



