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#Terremoto, Cnr: non in grado di fare previsione, terremoto più forte dopo quello dell’Irpinia

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fotozoom-mappa-pericolosita-sismica-territorio-nazionale“Non siamo in grado di prevedere quando e come tale sequenza sismica andrà a scemare, né possiamo in linea teorica escludere altri terremoti forti come e più di quelli avvenuti fino ad oggi in aree adiacenti a quelle colpite in questi mesi”. Lo dice il Consiglio Nazionale delle Ricerche ¬ Istituto di Geologia Ambientale e Geoingegneria. Secondo il Cnr “se da una parte questa sequenza è fortemente preoccupante, dall’altro lato la propagazione laterale fa sì che si verifichino una serie di terremoti forti ma non fortissimi. Molto peggio sarebbe se tutti questi segmenti della facomunicaglia (Amatrice, Visso, Norcia) si fossero mossi tutti insieme generando un terremoto di magnitudo almeno 7.0”.  Il Cnr spiega come il terremoto che ha colpito l’Italia centrale il 24 agosto scorso “si è spostato da Amatrice verso nord, nell’area di Visso e Ussita, e da questi luoghi oggi nuovamente verso sud nell’area di Norcia, dove il terremoto di Amatrice di agosto si era arrestato”. “Gli intervalli di tempo tra un terremoto forte ed una altro forte adiacente¬ sostiene il Cnr – possono essere di anni o decine di anni, ma anche giorni o mesi come sta accadendo oggi in Appennino centrale”. L’Istituto spiega poi la genesi del terremoto: “ogni volta che si sviluppa un terremoto lungo una superficie di faglia, la zona ipocentrale si scarica (rilassamento) e vengono caricati i volumi adiacenti (lateralmente) alla faglia stessa”. “Tali volumi ¬ prosegue il Cnr – sottoposti ad un nuovo stato di stress, possono cedere (rompersi) e generare terremoti a loro volta”. “Si tratta di processi di propagazione laterale della sismicità (contagio) relativamente frequenti ¬ aggiunge ¬ già osservati in altre aree sismiche della Terra come per esempio in Turchia, California e Haiti. Questo processo sta coinvolgendo l’Appennino centrale in questi mesi”. A partire dal terremoto dell’Irpinia del 1980 i terremoti più Forti avvengono in Italia nella zona dell’Appennino centrale: “nel recente passato nella storia sismica dell’Italia è stato pesantemente coinvolto l’Appennino Centrale, che da quasi 40 anni sta dando luogo ai fenomeni maggiori registrati nel nostro Paese”, ha detto il sismologo Antonio Piersanti, dell’Istituto nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv).  Il terremoto di magnitudo 6,5 avvenuto alle 7,40 vicino Norcia è stato il più forte registrato in Italia a partire dal sisma dell’Irpinia, la cui magnitudo Richter era stata inizialmente calcolata in 6,5 ma che, secondo calcoli successivi basati su una durata più ampia del sismogramma, ha avuto una magnitudo momento pari a 6,9. Che l’attività sismica italiana degli ultimi decenni sia concentrata nell’Appennino centrale lo testimoniano terremoti importanti, come quelli avvenuti a Colfiorito nel 1997, a a San Giuliano di Puglia nel 2002, a L’Aquila 2009. “I terremoti ¬ ha osservato Piersanti – sono un’ espressione del nostro territorio: sappiamo che tutta l’Italia è vulnerabile e a rischio, ma negli ultimi anni le zone a più alta pericolosità sismica del nostro territorio sono l’Appenino Centrale insieme a quello Centro meridionale, Arco calabro e Sicilia orientale. Questo non significa affatto che il resto del territorio non sia a rischio: non ci si può fidare dei terremoti”.

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