L’Aquila. Città come Roma, Parigi, Barcellona e Londra stanno già vivendo gli effetti del cambiamento climatico, ma meno della metà ha condotto valutazioni del rischio per determinare la propria capacità di adattamento e migliorare così la resilienza. A indicarlo è il nuovo rapporto ‘Cities at risk’ dell’organizzazione no-profit internazionale Carbon Disclosure Project (Cdp), basato sui dati relativi al 2018 forniti da 620 città del mondo, tra cui L’Aquila, oltre a Venezia, Torino, Rimini, Bologna, Genova e Oristano. Ben 530 delle città esaminate (85%), per un totale di 517 milioni di abitanti, hanno riportato eventi climatici estremi classificabili in tre principali categorie: inondazioni (71%), ondate di calore (61%) e siccità (36%). A questi si aggiungono poi i rischi sociali, ad esempio l’aumentata incidenza di malattie e la richiesta di servizi pubblici come la sanità. Grazie a una mappa interattiva è possibile conoscere il punteggio ottenuto da ciascuna città nel mondo, calcolato moltiplicando il numero dei rischi legati al clima per la gravità della minaccia che rappresentano.
Roma, per esempio, ha totalizzato un punteggio pari a 13 che tiene conto del rischio di temporali, ondate di calore, siccità, roghi, esondazioni e smottamenti. Venezia, invece, ha ottenuto un punteggio pari a 21, considerando rischi come temporali, grandine, nebbia, ondate di calore, acqua alta e malattie respiratorie. Il rapporto del Cdp rivela poi che solo 336 città (46%) stanno facendo valutazioni della propria vulnerabilità. Quelle più consapevoli stanno mettendo in campo un numero di azioni sei volte superiore rispetto alle altre città: si tratta per lo più di piani per la difesa dalle inondazioni (26%) e la gestione delle emergenze. D’altro canto, il 46% delle città nel rapporto non sta prendendo alcun provvedimento e, tra queste, anche il 41% delle città che stanno già vivendo gli effetti del cambiamento climatico.



