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Chiuso il Mercatone uno nonostante la performance positiva. Perplessi i 37 dipendenti

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San Giovanni Teatino. Saracinesche abbassate da questa mattina al Mercatone Uno di San Giovanni Teatino, sospesa temporaneamente, secondo l’azienda, l’attività e i 37 dipendenti che per il momento andranno in cassa integrazione a zero ore. Il negozio di arredamento low cost di via Caravaggio comparve nella black list dei 28 punti vendita italiani su 79 posti in amministrazione controllata speciale dal Mise e per quali i commissari straordinari hanno disposto la sospensione provvisoria dell’attività lavorativa. mercatone unoTutto comincia quando l’azienda, sommersa da oltre 300 milioni di debiti, aveva presentato istanza di concordato al tribunale di Bologna inserendo poi il punto vendita nell’elenco di quelli interessati da una svendita totale della merce sugli scaffali e in magazzino effettuata tra marzo e aprile. Un po’ di ottimismo pareva essere con l’ammissione della società, da parte del Mise, all’amministrazione straordinaria speciale per le grandi imprese in crisi, una procedura introdotta ai tempi del crac Parmalat e la stessa applicata all’Ilva di Taranto. Ma, nonostante il negozio avesse sempre vantato un bilancio in attivo, incrementi di vendite e fatturato, con utili di 500mila euro è arrivato l’annuncio della sospensione dell’attività dal 15 giugno. Le segreterie provinciali Filcams-Cgil e Uiltucs-Uil di Chieti non depongono l’ascia di guerra, intenzionati a proseguire la battaglia per la salvaguardia dei posti di lavoro. “Si è contraddistinto per vendita mobili, con utili di circa 500mila euro nel 2013 e 2014, mentre il gruppo a livello nazionale perdeva circa il 14%. Da giugno 2014 il gruppo Mercatone ha messo in atto una strategia scellerata nel Chietino, con tagli degli approvvigionamenti della merce sino al risultato strategico di chiudere per sbarazzarsi anche di un negozio performante. I dipendenti non riescono a comprenderne il significato, ammesso che ve ne fosse uno. Sambuceto ha sempre avuto operatori professionali e collaborativi rispetto ai risultati e agli obiettivi aziendali” è quanto affermano i sindacalisti Sergio Aliprandi e Bruno Di Federico. Per questo i sindacati hanno chiesto un incontro con i tre commissari straordinari.

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