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Chiude il museo La Civitella di Chieti: polemiche e accuse tra le versioni più disparate

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Chieti. Fa discutere a Chieti l’annunciata chiusura del museo ‘La Civitella’. Una chiusura, come recita un cartello all’ingresso della struttura, temporanea per urgenti lavori di manutenzione. Ad annunciare invece la chiusura “per carenza di personale” è Adele Campanelli, direttrice del museo per dieci anni, che scrive su Fabebook: “A differenza delle altre istituzioni bloccate temporaneamente dal Covid, il museo dedicato alla storia della città di Chieti non riapre nemmeno con orari ridotti. Certo non è la chiusura di un museo che potrà scuotere gli animi resi pesanti da ben altre perdite. Tuttavia, vale la pena riflettere anche su
questa perdita che sarà, spero, non definitiva ma certamente dolorosa”.

E poi: “Molti giovani professionisti si sono formati nelle varie occasioni: archeologi, architetti, storici, restauratori, artisti, fotografi, musicisti, attori, ballerini, sportivi, organizzatori di eventi. Ora in questa città non c’è più posto per quel sogno, e i giovani non avranno occasione di visitare quelle sale per conoscere il proprio passato. Le scarse unità vengono concentrate sul museo di Villa Frigeri, da sempre antagonista del nuovo istituto. Vecchie ruggini personalistiche hanno preso il sopravvento sulla struttura più debole, orfana di una qualsivoglia direzione”.

Il vice sindaco di Chieti, nonché assessore alla Cultura, Paolo De Cesare, ha contattato la dirigente del Polo museale, Mariastella Margozzi, dalla quale ha avuto la rassicurazione che sarà “una chiusura limitata e temporanea, dovuta alla necessità di effettuare lavori di manutenzione di alcuni locali, esigenza a cui si è aggiunta quella di operare in modo che, in contemporanea con i lavori, il personale potesse smaltire ferie non godute e permessi”. “In ogni caso sarà uno stop breve” conferma De Cesare. Per il consigliere comunale Giampiero Riccardo (Chieti Viva) è “una mazzata molto grave per Chieti. Una decisione che offende il sentimento identitario e culturale di un’intera città, provincia e regione. Siamo ancora in tempo per trovare soluzioni alternative, fondamentale sarà unire le forze”.

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