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Chiodi pronto a parlare davanti ai magistrati: intenti denigratori, domani chiarirò in Procura

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Pescara. Le vicende giudiziarie che nei giorni scorsi hanno sconvolto l’attività di consiglio e giunta regionale in Abruzzo, su spese pazze, rimborsi e incarichi, inevitabilmente hanno riempito le pagine dei giornali, intasato il web con commenti e considerazioni, fatti e fattoidi, che troppo spesso sono finiti per confluire e confinare con gossip, pettegolezzo e ricostruzioni più o meno fantasiose di quanto realmente contestato ai 25 indagati in particolare al Governatore Gianni Chiodi, finito sui giornali e processato mediaticamente con rito abbreviato anche per questioni che appartengono alla sua sfera privata. Sceglie proprio Facebook il presidente Chiodi per commentare alcuni articoli apparsi su Repubblica e Il Fatto Quotidiano, rimbalzati poi dal tirreno all’adriatico i quali, stando alle sue parole “certificano che ormai è cominciata un’altra partita, completamente avulsa dalla vicenda giudiziaria. Giani ChiodiNon posso ovviamente correre dietro a tutte le provocazioni, illazioni e ricostruzioni fantasiose con chiaro intento denigratorio, che da qui al 4 febbraio troveranno spazio sui media e sui social network”. E continua: “Oltre a quanto faranno i miei legali, ai quali ho già dato mandato di perseguire ogni attività diffamatoria nelle sedi opportune, domani (4 febbraio) chiarirò ogni aspetto dinanzi alla Procura di Pescara, e dimostrerò la mia assoluta estraneità ai reati che mi vengono contestati”. A stretto giro il presidente Chiodi intende convocare una conferenza stampa per illustrare ai giornalisti e agli abruzzesi tutti gli aspetti della vicenda e precisare tutte le questioni più rilevanti, e contestualmente rispondere alle domande per fare definitivamente chiarezza su una vicenda che, con un processo mediatico senza sconti, ha dato il via alla campagna elettorale per le prossime elezioni regionali avvelenando il clima dialettico, costruttivo e basato su programmi, proposte e problemi che diversamente spetterebbe a una normale competizione elettorale. Gianluca Rubeo

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