AbruzzoLive
No Result
View All Result
INVIA ARTICOLO
AbruzzoLive
No Result
View All Result
AbruzzoLive
No Result
View All Result

Cerasum a Tortoreto, prima edizione del Festival del Cerasuolo

Un racconto dall'interno dell'evento di inizio luglio che ha messo a confronto ben 80 Cerasuolo d'Abruzzo provenienti da tutta la regione

Franco Santini di Franco Santini
16 Luglio 2026
A A
133
condivisioni
1k
letture
FacebookWhatsapp
A Pescara arriva Fiorella Mannoia con “Fiorella sinfonica”

Anime Salve, Fiorella Mannoia in concerto a Giulianova

16 Luglio 2026
Nicola Piovani in concerto a Sulmona per festeggiare i suoi 50 anni di carriera

Nicola Piovani dirige la prima assoluta della sua Missa Pro Pace all’Aquila

16 Luglio 2026
Cerasum, in latino, vuol dire ciliegia. È da quella parola che arriva il nome del Cerasuolo d’Abruzzo, ed è lì che questo vino sembra voler tornare. La prima edizione dell’evento che porta quel nome, a Tortoreto, ha raccontato un rosato stanco di inseguire il rosa pallido di moda e deciso a riprendersi la sua identità.
Due giorni nella parte alta del borgo, quaranta cantine arrivate da tutte e quattro le province abruzzesi, un pubblico numeroso davanti ai banchi d’assaggio. Dalla piazza di Tortoreto Alto, girando lo sguardo da un lato e dall’altro, si vedono il Gran Sasso, la Maiella e l’Adriatico: la stessa geografia che sta dentro ogni bottiglia di Cerasuolo, vino di montagna e di mare nello stesso sorso.
La parte che dice di più, però, si è giocata la mattina, lontano dalla folla dei banchi. Una giuria ristretta di esperti di rosati ha valutato ottanta cerasuoli arrivati da tutta la regione, divisi nelle due tipologie previste, il Cerasuolo d’Abruzzo DOC e il Superiore. Ottanta campioni sono un numero serio, abbastanza per fotografare lo stato di salute della denominazione. E la fotografia è incoraggiante: solo tre o quattro erano davvero fuori strada, schiariti fino a somigliare a un rosato di Provenza. Tutti gli altri raccontavano la stessa cosa, un ritorno a casa.
Il colore, per il Cerasuolo, non è un dettaglio estetico
Il vino nasce dal Montepulciano, lo stesso vitigno del grande rosso abruzzese, vinificato con un contatto breve tra mosto e bucce: quel tanto che basta a tirar fuori un colore pieno, ciliegia appunto, e un corpo che gli altri rosati si sognano. Negli ultimi anni la moda del rosa tenue, quello che arriva dalla Provenza e riempie le foto d’estate, aveva convinto qualche produttore ad alleggerire anche il Cerasuolo, a schiarirlo per stare al passo. Ne usciva un vino più elegante nella foto e più smemorato nel bicchiere. A Tortoreto la giuria ha certificato il contrario: il Cerasuolo che convince di più è quello identitario, riconoscibile, abruzzese fino al midollo. Se poi questo piaccia anche al mercato è un’altra questione: ma è indubbio che, su numeri relativi, la diversità paga. In un mare di rosati provenzali che si somigliano tutti, il Cerasuolo ha un colore che si vede da lontano e un carattere che si sente al primo sorso: è la sua arma migliore e, in un mercato globalizzato che ha imparato ad amare il rosa pallido, anche la sua fragilità. Distinguersi attira chi cerca qualcosa di diverso e respinge chi vuole soltanto ritrovare il gusto a cui è abituato.
A vincere nella categoria Cerasuolo d’Abruzzo DOC è stato il Cingilia 2025 dell’omonima azienda di Cugnoli, nel Pescarese, davanti al Marcantonio 2024 di Tommaso Olivastri, da San Vito Chietino in provincia di Chieti, e al De Angelis Corvi 2025 di Controguerra, nel Teramano: tre vini, tre province, quasi una mappa della regione. Nel Superiore, la tipologia che oggi può portare in etichetta la menzione della provincia, ha avuto la meglio il Piè delle Vigne 2024 di Cataldi Madonna, un Terre Aquilane di Ofena, seguito dal Pathernus 2024 di Cantina Cioti, un Colline Teramane di Paterno di Campli, e dal Don Armando 2024 di Lidia&Amato, di nuovo da Controguerra.
Che tutto questo sia successo alla prima edizione dice molto di chi l’ha messa in piedi. Dietro Cerasum ci sono l’assessore al turismo di Tortoreto Francesco Marconi, il direttore artistico Adriano Nepa e il direttore tecnico Gabriele Ruffini, con un Comune che al progetto ha creduto fortemente. Un team affiatato, instancabile, che si è fatto in quattro, e il lavoro si vedeva: alla prima uscita capita di inciampare nei dettagli, qui anche i dettagli erano al loro posto.
Un limite, a cercarlo, c’è stato, ma non è dipeso dagli organizzatori. Alcune delle cantine più “affidabili” in fatto di produzione in rosa sono rimaste alla finestra. Difficile dire se per prudenza davanti a un evento senza storia alle spalle o per semplice attesa; la sensazione è che siano state a guardare, o che semplicemente non abbiano prestato la dovuta attenzione in un periodo denso di eventi, magari pronte a salire a bordo una volta capito che aria tira. Se la seconda edizione terrà questo passo – e vista la passione e la competenza del gruppo di lavoro non ho dubbi a riguardo – spero non esiteranno ad aderire, per rendere la Cerasa D’oro sempre più rappresentativa. Intanto un plauso sincero va a Cerasum e a tutte le persone che ci hanno lavorato. Se questo è l’inizio, è un inizio più che promettente!
Share53Send
  • Credits
  • Contatti
  • Privacy Policy
  • Cookie Policy
  • topscelte.it

© 2025 Live Communication

No Result
View All Result
  • AbruzzoLive, news e diretta Live dall Abruzzo
  • Acquistare Viagra Generico senza ricetta in farmacia online
  • Autori
    • Franco Santini
  • Contatti
  • Cookie Policy (UE)
  • Credits
  • Dichiarazione sulla Privacy (UE)
  • Footer Articolo
  • Guida vini 2020
  • Guida vini 2020-tp
  • Home Page
  • Lavora con noi, offerte di lavoro
  • Listino Elettorale 2024
  • Notizie del giorno
  • Podcast
  • Privacy Policy
  • Pubblicità
  • Territorio

© 2025 Live Communication