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Caso del cane lasciato morire a Spoltore: LNDC denuncia giustizia “senza vera condanna”

Marta Rosati di Marta Rosati
23 Aprile 2026
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Pescara. LNDC Animal Protection esprime profonda amarezza e delusione per gli sviluppi del procedimento relativo al gravissimo caso del cane lasciato morire di fame e di sete a Spoltore, legato a una catena sotto il sole.

 

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Nel corso dell’ultima udienza, il giudice ha sostanzialmente accolto la richiesta di messa alla prova avanzata dall’imputato e si appresta a emettere la relativa ordinanza nei prossimi giorni, aprendo così la strada alla sospensione del processo.

 

Una decisione che LNDC Animal Protection considera ingiusta nei confronti della vittima di questa vicenda, anche se conforme a quanto prevede attualmente il nostro ordinamento.

 

“Siamo di fronte a un epilogo che si traduce in un nulla di fatto, cioè lo svolgimento per un periodo di tempo limitato di lavori di pubblica utilità. Un cane è stato lasciato morire lentamente, senza cibo né acqua, in condizioni di sofferenza estrema. Eppure, invece di arrivare a una condanna proporzionata alla gravità dei fatti, si consente all’imputato di accedere a un percorso alternativo che evita il processo”, dichiara Piera Rosati – Presidente LNDC Animal Protection.

 

L’associazione, che aveva denunciato l’accaduto nel 2024, si era opposta alla richiesta di messa alla prova, ritenendo che un caso di tale crudeltà meritasse un pieno accertamento delle responsabilità e una risposta giudiziaria adeguata.

 

“Purtroppo”, prosegue Rosati, “il nostro sistema giudiziario consente il ricorso alla messa alla prova per reati considerati minori. Ed è proprio questo il punto: è inaccettabile che lasciare morire di fame e di sete un animale venga di fatto trattato come un reato minore. È una distorsione che svuota di significato le norme a tutela degli animali e mina la fiducia dei cittadini nella giustizia”.

 

LNDC Animal Protection sottolinea come decisioni di questo tipo rischino di lanciare un messaggio pericoloso, contribuendo a minimizzare la gravità dei maltrattamenti e a ridurre l’effetto deterrente delle leggi vigenti.

 

“Non possiamo accettare che casi così estremi si chiudano senza una vera assunzione di responsabilità. La sofferenza inflitta a questo cane avrebbe meritato giustizia, non scorciatoie procedurali”, conclude Rosati.

 

Nonostante il recente inasprimento delle pene, l’associazione ribadisce la necessità di una revisione normativa che impedisca il ricorso a strumenti come la messa alla prova nei casi più gravi di maltrattamento e uccisione di animali.

 

LNDC Animal Protection continuerà nel suo impegno per la tutela degli animali e nella lotta contro ogni forma di violenza, come sottolinea la presidente, affinché episodi come questo non restino senza una risposta adeguata da parte dello Stato.

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