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Casauria DOCG, il “battesimo” ufficiale nell’Abbazia di San Clemente: “Un punto di partenza per tutto il territorio”

Franco Santini di Franco Santini
9 Maggio 2026
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Casauria. Nella cornice solenne e identitaria dell’Abbazia di San Clemente a Casauria, luogo simbolo della storia e della spiritualità di questo territorio, è stata presentata oggi la nuova DOCG Casauria, riconoscimento che segna un passaggio di grande rilievo per la viticoltura abruzzese e per l’area della Val Pescara.

Non solo una nuova denominazione, ma un progetto di territorio. È questo il messaggio emerso dagli interventi istituzionali e tecnici che hanno accompagnato il battesimo ufficiale della DOCG, frutto di un percorso lungo, complesso e non privo di ostacoli, passato anche attraverso il confronto con la Commissione europea e con i diversi livelli istituzionali coinvolti.

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Il presidente della Regione Abruzzo, Marco Marsilio, ha sottolineato il valore del risultato raggiunto, parlando di un riconoscimento che colloca Casauria «nella serie A» del vino italiano. Un traguardo, ha spiegato, reso possibile dalla qualità dei vignaioli, dal lavoro quotidiano nelle vigne e nelle cantine, e dalla capacità del territorio di costruire una visione comune. Marsilio ha insistito soprattutto sul valore collettivo della DOCG: un disciplinare richiede regole condivise, capacità di mediazione e disponibilità a superare particolarismi produttivi e familiari in nome di un obiettivo più alto.

«Le ragioni c’erano tutte, i requisiti erano presenti», ha ricordato il presidente, evidenziando come il riconoscimento darà alle etichette Casauria un ulteriore strumento di valorizzazione commerciale, con ricadute attese sull’economia e sul benessere dell’intero comprensorio.

Più politico e programmatico l’intervento del vicepresidente della Regione e assessore all’Agricoltura, Emanuele Imprudente, che ha definito la DOCG Casauria «un punto di partenza» e non un punto di arrivo. Secondo Imprudente, la nuova denominazione deve diventare il motore di una crescita più ampia: non solo vino, ma promozione territoriale, turismo, servizi, accoglienza, rete tra imprese el amministrazioni comunali.

L’assessore ha richiamato la necessità di costruire un sistema enoturistico maturo, capace di integrare cantine, ristorazione, cultura, paesaggio e amministrazioni locali. La sfida, ha detto, sarà comunicare il vino in modo più semplice e diretto, soprattutto in una fase in cui i consumi cambiano, i giovani si allontanano dal vino e il settore affronta difficoltà legate ai mercati, ai costi, ai dazi e a una comunicazione spesso penalizzante sul rapporto tra vino e salute.

Imprudente ha inoltre indicato nella promozione unitaria dell’Abruzzo e nella ricerca vitivinicola due leve strategiche per il futuro, richiamando bandi di filiera, investimenti e attività dedicate ai vitigni, alla biodiversità e alla qualità del sistema produttivo regionale.

Dal fronte consortile, Alessandro Nicodemi, presidente del Consorzio Tutela Vini d’Abruzzo, ha espresso soddisfazione per l’ingresso della Casauria DOCG nella «grande famiglia» delle denominazioni tutelate dal Consorzio. Nicodemi ha ricordato come l’Abruzzo rappresenti un caso particolare nel panorama nazionale, con tutte le denominazioni riunite in un unico Consorzio regionale, oggi tra i più rilevanti d’Italia per superficie tutelata.

Il presidente del Consorzio ha collocato la nascita della Casauria DOCG dentro un processo più ampio: quello della progressiva articolazione territoriale del Montepulciano d’Abruzzo. Dopo Colline Teramane, Villamagna, Tullum e le sottozone del Modello Abruzzo, Casauria aggiunge una nuova sfaccettatura a un vitigno che, secondo Nicodemi, per troppo tempo è stato raccontato in modo monolitico. La nuova denominazione, ha spiegato, è anche «un’operazione verità», perché permette di legare più chiaramente il vino alle condizioni pedoclimatiche, alla storia e all’identità del territorio da cui nasce.

A chiudere il quadro degli interventi, Lucio Cavuto, rappresentante dei produttori della DOCG e direttore della Cantina Podere Castorani, ha richiamato con forza il tema della responsabilità territoriale. Casauria, ha ricordato, non appartiene a un solo comune, ma a un’area più ampia, composta da diciotto comuni. Per questo, la nuova DOCG dovrà essere difesa evitando campanilismi e lavorando insieme sulla qualità del paesaggio, dell’accoglienza e dell’immagineo complessiva del territorio.pk

Cavuto ha posto un tema concreto: se le bottiglie con il nome Casauria arriverannop sulle tavole di Tokyo, New York e di altri mercati internazionali, quei consumatori potranno un giorno voler visitare i luoghi da cui quel vino proviene. E quei luoghi dovranno essere all’altezza del nome che portano. Da qui l’appello ai sindaci per iniziative comuni di cura, pulizia e tutela del territorio, perché la qualità non resti solo nella bottiglia ma diventi esperienza complessiva.

La presentazione nell’Abbazia di San Clemente a Casauria ha così assunto il valore di un passaggio simbolico: il riconoscimento formale di una qualità produttiva già esistente e, insieme, l’avvio di una nuova responsabilità collettiva. La DOCG Casauria nasce con l’ambizione di rafforzare il vino abruzzese sui mercati, ma anche con il compito di raccontare meglio un territorio, renderlo più riconoscibile, più unito e più competitivo.

Per i produttori, per le istituzioni e per le comunità locali, la sfida comincia ora: trasformare il prestigio della denominazione in valore duraturo, facendo della Casauria non solo un nome in etichetta, ma un segno riconoscibile di qualità, identità e futuro per l’Abruzzo del vino.

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