L’Aquila. Rabbia, quella che si evince dal comunicato del Nursind, che attacca Paolo Costanzi, direttore generale dell’Asl aquilana, per la carenza di personale e la gestione attuale dell’organico nelle varie strutture sanitarie. «Siamo veramente frastornati ed intimiditi» dichiara il Dottor Antonio Santilli, segretario del Nursind L’Aquila «dalla dotta enunciazione da parte del Direttore generale della Asl 1 Abruzzo, di regole di bilancio, di tetti di spesa, di equilibri finanziari, anche se abbiamo molto apprezzato il riconoscimento degli elementi contabili e statistici elaborati da questa Segreteria ai fini della determinazione delle giornate lavorative medie pro-capite del personale, con particolare riguardo al personale sanitario sottoposto, a differenza di altre categorie, ai gravami della turnazione h. 24, ai turni domenicali e festivi, alle responsabilità sempre più pressanti nell’espletamento delle delicatissime funzioni assistenziali e così via».
Allo stupore, segue l’analisi critica dei punti organico: «tenuto conto di questi elementi dovrebbe spiegare, il Direttore generale, su quali basi elabora il piano del fabbisogno del personale, se non in considerazione del numero e della tipologia dei posti letto ospedalieri, delle attività distrettuali e prevenzionali in proiezione della pianificazione regionale, nel rispetto dei livelli essenziali di assistenza definiti dalla normativa ministeriale in riferimento alla diversa natura delle prestazioni sanitarie, della intensità delle cure, dei percorsi diagnostici».
Poi, viene il nodo della contabilità, non più monitorata ─ a detta del sindacato ─ da trent’anni. «Ci spieghi» dice sempre Santilli «da quale analisi dei costi e del valore delle prestazioni sanitarie ha tratto elementi di monitoraggio della gestione e dei risultati, visto che da 30 anni non viene elaborata la contabilità analitica per centri di responsabilità che la stessa ASL rivendicava, fin dall’atto aziendale del 2012, quale perno della misurazione dell’efficienza dei servizi sanitari e della predisposizione degli strumenti di programmazione da elaborarsi annualmente».
Problematica che viene seguita da accuse importanti alla gestione delle urgenze e del rapporto col volontariato: «spieghi, il Direttore generale, ai cittadini, non a noi, in base a quale criterio ha deciso di “mettere in tasca” (si fa per dire!) alle Associazioni di volontariato, in palese violazione delle direttive regionali, la modica cifra di 3 milioni e 405 mila euro annui per assicurare la presenza di personale infermieristico a bordo delle ambulanze dell’Emergenza/Urgenza/118. Spieghi ai cittadini, non a noi, se è vero che con quella somma poteva assumere ben 96 infermieri».
Ma non solo, il problema lavorativo si estende ancor più all’urgenza medica nei comuni montani, al punto di sollevare proteste «dei sindaci dei Comuni di Scanno, Campo di Giove e dei Comuni della Comunità Montana Sirentina» perché «anziché assumere il personale infermieristico da destinare a quelle postazioni del 118, si sta tentando di recuperare in extremis, tramite mobilità interna, unità di personale, che ovviamente viene sottratto all’assistenza ospedaliera».
Così, anche per le Case e gli Ospedali di Comunità che vedono la programmazione dell’organico ferma e che «avrebbero dovuto essere attivate nel primo semestre dell’anno corrente», che ─ di conseguenza ─ «è stata attivata mobilità d’urgenza, spogliando ulteriormente di personale i reparti ospedalieri». Il comunicato di Nursind, poi, sottolinea le criticità di Urologia a Sulmona, in cui «lo stesso infermiere del reparto di Urologia del P.O. di Sulmona debba contemporaneamente assistere i pazienti, oltra che del Reparto di appartenenza, anche dei reparti di Ortopedia e di Chirurgia generale».
«Spieghi ai Cittadini, e non a noi, Sig. Direttore Generale, (o se lo faccia dire dal Presidente della Giunta Regionale o dall’Assessore Regionale alla Sanità) da quale cilindro magico o piega del bilancio di quest’anno o del prossimo, spunteranno i milioni di Euro per assumere 150 unità, tra amministrativi e operatori tecnici, dipendenti, da decenni, da cooperative in regime di appalto che ora si trasformeranno in concorsi “riservati”, da cui resteranno esclusi migliaia di cittadini desiderosi di accedere al pubblico impiego mediante pubblico concorso come vorrebbe una lontana norma della nostra Costituzione!»
«Ci spieghi, Sig. Direttore generale,» chiude l’invettiva del sindacato «alcuni di questi arcani e poi, magari, avremo il piacere di soffermarci sugli equilibri di bilancio di cui ci ha messo al corrente: a meno che i vincoli che hanno reso possibili queste paradossali situazioni non siano ascrivibili alle capacità programmatiche ed alle decisioni della Giunta regionale: nel qual caso chiederemo ai suoi componenti di rispondere, in Sua vece, ai Cittadini!»



