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In Abruzzo il no al 64,39%, alta anche l’affluenza. Risultato apre crisi governo Renzi

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referendum-in-abruzzoL’Aquila. L’affluenza definitiva in Abruzzo è stata del 68,71% pari a 722930 votanti su 1.052.049 in linea con la media nazionale che si attesta intono al 69%. In Abruzzo la vittoria del no è schiacciante che ha raggiunto il 64,39% (461167) in netto vantaggio sul sì fermo al 35,61% (255022), dato anche questo in linea con la media nazionale. 2117 le schede bianche, 4611 quelle nulle e 13 contestate.

In provincia di Chieti, il no si è imposto con il 67,58% (19.848 voti) e il sì bloccato al 32,42% (9.520), 81 le schede bianche, 188 le nulle, 5 quelle contestate e non assegnate.

In provincia dell’Aquila, il no ha raggiunto il 64,46% (25.023 voti) e il sì il 35,54% (13.798). Sono state 74 le schede bianche, 189 le nulle e una contestata e non assegnata.

In Provincia di Pescara ha votato no il 63,02% (42.216 voti), ha votato si il 36,98% (24.775). Sono state 173 le schede bianche, 360 le nulle, 2 quelle contestate e non assegnate.

Infine in Provincia di Teramo il no ha sfiorato il 63,91% (19.366 voti) contro un sì fermo al 36,09% (10.938). Sono state 76 le schede bianche, 175 le nulle.

Per quanto riguarda l’affluenza in testa la provincia di Pescara con un’affluenza pari al 68,96%. A Pescara città ha votato il 69,29%. Segue la provincia di Chieti con il 68,78%. A Chieti città l’affluenza alle urne è stata del 70,23%.  Terza la provincia di Teramo con il 68,77%. A Teramo città l’affluenza alle urne è del 70,15%. Ultima la provincia dell’Aquila dove ha votato il 68,30% degli elettori, mentre nel capoluogo l’affluenza alle urne è stata del 70,17%.
E’ un’affluenza record quella che ha caratterizzato questa tornata referendaria. Gli italiani sono andati in massa a votare: maggiore l’affluenza al nord rispetto al sud. I dati sono più impressionanti se confrontati con i due precedenti referendum costituzionali. A quello del 2001 sulla modifica del Titolo V andò a votare il 34,1% degli elettori, a quello del 2006 sulla devolution il 53,6% (si votava in due giorni). All’ultimo referendum, quello delle trivelle, che si è svolto quest’anno, ha votato il 32,1%. A mezzanotte il premier, Matteo Renzi, in un discorso alla nazione, nel quale ha preso atto del risultato referendario, ha annunciato agli italiani di voler rassegnare le proprie dimissioni al Capo dello Stato.

 

IL CASO MATITE E LA BAGARRE DEL VOTO ALL’ESTERO

La giornata è stata caratterizzata dal cosiddetto “caso matite”: molti, dopo un tam tam su Fb, sono arrivati al seggio armati di gomma per cancellare, per verificare l’alterabilità o meno del segno. L’allarme era partito dopo le denunce di comuni cittadini e quella del cantautore toscano Pierò Pelù che su Fb ha scritto: “La matita che ho usato per votare era cancellabile. Dopo aver provato su un foglio e averlo constatato ho denunciato la cosa al presidente del mio seggio. Fatelo pure voi”. “Pazzesco! Cominciano ad arrivare segnalazioni, le prima da Roma e Mantova, di matite elettorali che si possono cancellare con una semplice gomma! Irregolarità che sono state verbalizzate e in vari casi denunciate a Polizia e Carabinieri”, ha reso noto anche il leader della Lega Matteo Salvini. “I vecchi sanno come fare, noi anziani sappiamo come fare: nell’era digitale, succhiamo un attimo la matita”, ha ironizzato Grillo. Prima di votare, il leader del M5S ha succhiato la matita che gli era stata consegnata insieme alla scheda. “La matita funzionava” ha poi detto all’uscita dal seggio. Il Codacons ha annunciato che presenterà un esposto al ministero dell’Interno e in 140 procure. Ma il ministero dell’Interno, con una nota, ha spiegato che “le matite cosiddette “copiative” sono indelebili e sono destinate esclusivamente al voto sulla scheda elettorale”. Le “Prefetture possono utilizzare anche le matite che sono rimaste in deposito dagli anni precedenti”. Una polemica, infine, ha caratterizzato la sede di Castelnuovo di Porto dove si svolgono le operazioni legate al voto dall’estero e dove sono stati allestiti circa 1500 seggi e un esercito di presidenti, scrutatori e rappresentanti di lista hanno paralizzato per chilometri la via Tiberina. Alcuni rappresentanti dei comitati del ‘No’, in testa il M5s, hanno denunciato di essere stati esclusi per circa due ore dalle operazioni preliminari allo spoglio per degli errori formali “compiuti dalla Corte d’Appello”.

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