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Alla scoperta delle Grotte di Luppa, tra castagni secolari e falesie di roccia a strapiombo

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Prosegue in collaborazione con l’app MyZona (download qui per Ios – download qui per Android) il viaggio alla scoperta di luoghi d’Abruzzo poco “battuti” e che vale davvero la pena visitare. Durante il passato fine settimana abbiamo visitato le “Grotte di Luppa”, situate nel mezzo dell’omonima riserva naturale regionale, nel comune di Sante Marie (AQ). L’area naturale protetta, istituita con la legge regionale n° 6 dell’8 febbraio 2005, copre un’area di ben 435 ettari.

La partenza è a pochi chilometri dal centro abitato di Sante Marie, dove si può lasciare l’auto in un comodo parcheggio attrezzato. Da lì si parte per il sentiero L1, il principale, che in 5 km e con 200 metri di dislivello, in circa un’ora e mezzo di percorrenza ci accompagnerà fino alla grotta di Luppa. Il sentiero è tenuto in ottimo stato, ben pulito dagli arbusti per tutto il percorso, e con cartellonistica e segnaletica nuova e sempre ben visibile, sia all’andata che al ritorno.

Dopo essere passati dinanzi alla chiesa di San Quirico ci si avventura in maniera piacevole tra i boschi di castagno, caratteristica inconfondibile del comune di Sante Marie e di tutti i monti Carseolani, situati al confine tra Abruzzo e Lazio. Alcuni alberi sono davvero incredibili, sia per l’altezza che per la circonferenza del tronco, tanto che è impossibile abbracciarli se non in più persone. Durante il percorso si incontrano diverse fontane, soprattutto nella parte iniziale, dove vicino la fonte della rocca c’è anche un piccolo parco attrezzato con punti fuoco e tavoli da pic nic. Più avanti c’è anche fonte Lattéro, un posto davvero ricco d’acqua.

Il percorso per arrivare alla grotta di Luppa è al contrario, rispetto ai soliti sentieri di montagna: discesa all’andata e salita al ritorno. Molto belli gli enormi massi che si trovano lungo il percorso, e notevoli anche le falesie di roccia, tra cui svetta quella di Pietra Pizzuta. Numerosi gli uccelli che è possibile vedere o ascoltare tra gli alberi, tra cui upupe, poiane, ghiandaie, gazze, gheppi, allocchi, civette, picchi, merli e fringuelli. Nel terreno, soprattutto nei posti vicino le pozze d’acqua, si possono notare numerose tracce di ungulati, come cinghiali e cervi, ma nella riserva sono presenti anche lupi, volpi, faine, martore, lepri, scoiattoli, tassi, istrici e ricci.

Dopo aver camminato, non solo tra i boschi ma anche su tappeti di bellissimi fiori colorati, si arriva finalmente alla grotta di Luppa. Un piccolo ponticello di legno e poi una passerella di metallo permettono ai visitatori di visitarla in maniera comoda e sicura, almeno per i primi ottanta metri. L’inghiottitoio inizia con una grotta attraversata da un torrente sotterraneo e circondata da una vegetazione ubertosa, ma le esplorazioni più approfondite hanno denotato la presenza di altri 2000 metri di cavità sotterranee, molte delle quali ancora tutte da scoprire.

L’origine del nome dell’inghiottitoio è incerta, ma il toponimo “Uppa” o “Ippam” è citato in alcuni documenti ecclesiastici risalenti tra l’XI e il XII secolo e successivamente nelle opere Historiae Marsorum di Muzio Febonio, Memorie Istoriche delle tre Provincie d’Abruzzo di Anton Ludovico Antinori e in una carta della diocesi dei Marsi del 1735 di Diego (Didacus) de Revillas, in cui nell’area denominata Luppa appariva chiara una consistente circolazione idrica sotterranea.

Poco distante dalla grotta c’è anche una zona didattica, dove i bambini si possono sedere su tronchi di legno e con l’ausilio di statue di legno e una lavagna, edotti sulla flora e la fauna del territorio. Cosa aspetti? Scarica anche tu l’App MyZona (download qui per Ios – download qui per Android) e inizia a raccontare i luoghi a te vicini!

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