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Al Museo della “d’Annunzio” la straordinaria collezione di esemplari tassidermizzati dei Carabinieri del CITES  

Alessandra Ciciotti di Alessandra Ciciotti
9 Luglio 2026
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Chieti. Una straordinaria collezione composta da 143 esemplari animali tassidermizzati, appartenenti a numerose specie protette e provenienti da diversi continenti, entra nel patrimonio del Museo Universitario dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” di Chieti-Pescara grazie all’accordo col Nucleo Carabinieri CITES di Pescara. La raccolta rappresenta un patrimonio di grande valore naturalistico, scientifico e didattico poiché costituisce una testimonianza concreta della straordinaria biodiversità del pianeta e dell’importanza degli strumenti internazionali di tutela delle specie minacciate di estinzione.

 

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L’affidamento della collezione si inserisce nell’ambito della collaborazione tra il Museo universitario ed il Nucleo Carabinieri CITES di Pescara cui è affidata l’esecuzione della Convenzione CITES (Convention on International Trade in Endangered Species of Wild Fauna and Flora), sottoscritta a Washington il 3 marzo 1973, il principale accordo internazionale per regolamentare il commercio di oltre 35.000 specie animali e vegetali minacciate di estinzione. Grazie a questa sinergia virtuosa tra istituzioni, gli esemplari sequestrati, dopo le opportune procedure.  possono essere conservati, studiati e valorizzati per finalità scientifiche, educative e divulgative. 

 

“L’affidamento della collezione rappresenta un momento particolarmente significativo per il nostro Museo – spiega il Direttore del Museo Universitario, il professor Ruggero D’Anastasio -.

 

 

Questi esemplari non costituiscono soltanto una raccolta di straordinario interesse naturalistico, ma rappresentano soprattutto un potente strumento educativo. Attraverso la loro osservazione possiamo raccontare ai visitatori la ricchezza della biodiversità mondiale, l’importanza della ricerca scientifica e il valore delle norme che tutelano le specie minacciate. È particolarmente importante che beni sottratti all’illegalità possano oggi essere restituiti alla collettività e trasformati in opportunità di conoscenza, formazione e sensibilizzazione ambientale per migliaia di studenti e cittadini. Il Museo Universitario dell’Università degli Studi “Gabriele d’Annunzio” – sottolinea il Professor D’Anastasio – svolge da anni un’importante attività di conservazione, valorizzazione e divulgazione del patrimonio scientifico e naturalistico attraverso esposizioni permanenti, attività laboratoriali e percorsi educativi rivolti a scuole e cittadini, promuovendo la conoscenza della biodiversità e delle scienze naturali e favorendo una maggiore consapevolezza del rapporto tra uomo e ambiente. La nuova collezione sarà utilizzata in modo particolare nell’ambito delle attività didattiche e laboratoriali rivolte alle scuole e ai visitatori. Gli esemplari costituiscono infatti uno strumento prezioso per approfondire temi quali la biodiversità, gli adattamenti degli organismi agli ambienti naturali, l’evoluzione, la selezione naturale e la conservazione delle specie a rischio di estinzione.

 

 

 

L’osservazione diretta dei reperti consentirà di sviluppare percorsi educativi innovativi, laboratori di indagine scientifica, attività ludico-didattiche e momenti di riflessione sul valore delle norme che tutelano il patrimonio naturale mondiale. Particolarmente significativo è il ruolo educativo svolto dagli esemplari sequestrati: il caratteristico cartellino verde applicato durante le operazioni di confisca suscita infatti grande curiosità nei visitatori più giovani e diventa un efficace punto di partenza per raccontare la storia degli animali, spiegare il funzionamento della Convenzione CITES e sensibilizzare le nuove generazioni sull’importanza della protezione dell’ambiente e della lotta al traffico illegale di specie selvatiche. L’affidamento definitivo dei 143 esemplari al Museo Universitario – conclude io Professor Ruggero D’Anastasio – rappresenta un esempio virtuoso di collaborazione tra istituzioni, in cui beni sottratti all’illegalità vengono restituiti alla collettività trasformandosi in strumenti di conoscenza, ricerca e educazione ambientale, a beneficio delle generazioni presenti e future”.

 

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