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A un esponente della ‘Ndrangheta il servizio custodia e sorveglianza comunale, è scontro

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Sulmona. “Stride con i principi di trasparenza e lealtà cui una buona amministrazione deve improntare la propria azione, il protratto silenzio dietro il quale il sindaco Annamaria Casini, la Giunta e la maggioranza si sono trincerati alla notizia diffusa a più riprese dalla stampa secondo la quale una persona in corso di espiazione pena nella misura alternativa alla detenzione e per questo affidato ai servizi sociali, condannato per gravi delitti puniti con l’ergastolo e risultato esponente noto di una nota famiglia di ‘Ndrangheta abbia partecipato nella stanza del sindaco a Palazzo San Francesco a più di una riunione, quale coordinatore del servizio di custodia e sorveglianza per conto della cooperativa vincente appalto del servizio di sorveglianza e guardiania del Comune di Sulmona, insieme ai rappresentanti sindacali, all’assessore regionale Andrea Gerosolimo, allo stesso sindaco, ai rappresentanti dei lavoratori, ai legali rappresentanti della cooperativa perdente appalto e di quella subentrante nello strategico servizio di supporto agli edifici comunali”. E’ quanto dichiarato in una nota da Elisabetta Bianchi, capogruppo di Forza Italia al Consiglio comunale di Sulmona. “Desta sicuramente scalpore, poi, il fatto che il presidente della cooperativa subentrante al servizio di custodia e sorveglianza sia un familiare di una candidata della coalizione vincente che ha portato a Palazzo San Francesco Annamaria Casini. Al di là del percorso rieducativo e di reinserimento sociale della persona in espiazione pena che, non v’è dubbio, sia riconosciuto diritto costituzionalmente garantito, ciò che lascia perplessi è la appropriatezza della funzione affidata ad un soggetto non completamente restituito alla società civile e che ha dimostrato tutta la vulnerabilità dell’amministrazione comunale. Siamo convinti che, alla luce di questo ulteriore imbarazzante scivolone, che aggiunge un altro tassello sulle attitudini di governo del primo cittadino, la maggioranza gerosolimiana debba avviare al più presto, con grande senso di responsabilità e per il bene della città, una discussione approfondita che sappia cogliere il senso mancato della loro buona amministrazione e porvi rimedio con la necessaria severità”, conclude la Bianchi.

“Abbiamo appreso da notizie di stampa che la consigliera di forza italia, Elisabetta Bianchi, ha ritenuto opportuno intervenire sulla vicenda cooperative. Alla consigliera forzista rispondiamo innanzitutto che il sindaco e la maggioranza non sono assolutamente silenti, anzi il giorno 29 settembre 2017 è stato fatto un esposto alla Procura della Repubblica, in merito alle tante frasi allusive postate sui social network che facevano riferimento alla mafia, chiedendo di fare chiarezza in ragione delle gravi affermazioni che venivano fatte”, replicano in una nota i consiglieri comunali di maggioranza ( Alessandro Pantaleo, Andrea Ramunno, Angelo Amori, Deborah D’Amico, Fabio Pingue, Franco Di Rocco, Luigi Santilli, Mauro Tirabassi e Roberta Salvati). “Successivamente il 9 ottobre 2017 abbiamo chiesto delucidazioni alla cooperativa Crea Service riguardo l’incontro del 28 settembre scorso, al quale ha partecipato un dipendente della stessa cooperativa che risultava, in seguito, essere un ex ergastolano affidato ai servizi sociali con finalità educative e di reinserimento. La stessa Coop che si è aggiudicata la gara, perché è stato deciso di seguire le corrette procedure di evidenza pubblica (ma su questo alcuni giornali hanno preferito soprassedere), ha risposto con nota del 13/10 riportando che le cooperative sociali sono enti deputati al recupero di persone che versano in una condizione di svantaggio sociale, così come disciplinato dalla legge 391 del 1991 articolo 4 e che il dipendente in questione non svolge funzioni operative dirette con l’Ente né tantomeno è in possesso delle chiavi (come paventato dai soliti giornali in modo allusivo). Dunque la città non è stata consegnata nelle mani di un ex esponente della Ndrangheta, ma semplicemente le cooperative sociali possono o meglio devono all’interno dell’organico rispettare la quota del 30% con soggetti che versano in questo status. La legge è chiara e semplice, tuttavia si preferisce oscurarla facendo passare una procedura trasparente e pienamente legittima come una procedura oscura , avviando una campagna discriminatoria. Riteniamo questo attacco un attacco vile, che esula  totalmente dalla dialettica politica perché mina, profondamente, la credibilità, la rispettabilità politica e soprattutto personale di tutti noi. Non tolleriamo, nella maniera più assoluta, che la consigliera Bianchi si permetta di insinuare un’affinità presunta tra la nostra amministrazione e la “famiglia” ndrangheta. Già in passato la Bianchi ha dato dimostrazione di non essere pienamente cosciente del ruolo che riveste, anteponendo, sempre e comunque, la spasmodica ambizione personale ai problemi della Città. Proprio l’ambizione personale della maestrina forzista spesso è la causa dei suoi continui deragliamenti. Proviamo un senso di disgusto dinanzi alle invettive, intrise di odio, da parte della consigliera e ovviamente le rispediamo al mittente. La maggioranza non si trincera dietro ad un bel nulla e non è protagonista di un “imbarazzante scivolone”, poiché ha rispettato pienamente le procedure di legge sulla trasparenza. Invece di riempirsi la bocca elargendo massime morali, invitiamo la consigliera Bianchi a studiare, a leggere le carte e poi eventualmente a parlare. La consapevolezza sappiamo che è difficile da raggiungere, tuttavia dovrebbe essere quantomeno perseguita e per questo motivo la Bianchi dovrebbe avere contezza della gravità di certe sue insinuazioni. Qualora la Bianchi non rinsavisca dallo stato di shock in cui versa, le consigliamo vivamente, visto che ne è così convinta, di portare le carte nelle sedi di competenza e di denunciare il fatto, come per altro abbiamo già fatto noi e torneremo a fare. Se a Sulmona c’è la Mafia saremo noi i primi a combatterla ed a denunciarla ma se a Sulmona non c’è Mafia chi ha inteso alzare il livello dello scontro e utilizzando questi squallidi mezzi se ne assumerà tutte le responsabilità. È certamente più agevole insinuare piuttosto che dimostrare. Solo che questa volta non possiamo soprassedere ad un’accusa Tanto infangante. Con il sospetto si delegittimano le istituzioni e si genera esclusivamente un clima sociale di odio. Chi ha dedicato tutta la sua vita alla lotta contro la Mafia sa bene che “la cultura del sospetto non è l’anticamera della verità ma è l’anticamera del khomeinismo”.

 

 

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