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Acqua Santa Croce, 3,5 milioni di euro il risarcimento che la Regione deve all’azienda per la sorgente Fiuggino

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Canistro. La Regione deve pagare il risarcimento alla Santa Croce per aver revocato illegittimamente la concessione della sorgente Fiuggino, la più piccola nel comune di Canistro . Il Consiglio di Stato, con un’ ordinanza del 5 luglio, ha rigettato il ricorso dell’Ente regionale, volto ad annullare la sentenza del Tar del dicembre del 2018, e lo ha condannato a risarcire la società di imbottigliamento di acqua minerale, per i danni subiti in seguito alla decisione avvenuta ad agosto 2017, adottata perché la portata dell’acqua sarebbe stata troppo esigua.

Santa Croce ha fornito prove contrarie riconosciute dal Tar: ora per il Consiglio di Stato, la Regione dovrà quantificare la somma e pagarla, se non lo farà sarà nominato un commissario ad acta. La società dell’ imprenditore molisano Camillo Colella ha già presentato una perizia al Tar e alla Regione, che parla di oltre 3,5 milioni di euro, a causa dell’ interruzione dell’ attività per 91 giorni, dal 25 agosto all’ 11 novembre del 2017, dello sfruttamento della sorgente. Il sodalizio ha deciso di utilizzare la sorgente Fiuggino, dopo la revoca, sempre da parte della Regione, della più grande sorgente Sant’ Antonio Sponga, provvedimento anche questo impugnato ed inserito in un serrato contenzioso.

Rischia quindi di costare caro alle casse regionali, l’ interruzione disposta d’ imperio dall’Ente che non ha dato seguito alle prescrizioni dei giudici amministrativi.  La sentenza del Tar doveva essere attuata entro 60 giorni, a partire dalla notifica della sentenza avvenuta, il 4 gennaio scorso, ovvero entro il 5 marzo scorso: ma la Regione non lo ha fatto, tanto che i legali della Santa Croce, gli avvocati Claudio Di Tonno del foro di Pescara, e Matteo Di Tonno del foro di Bologna hanno inviato il 3 maggio un sollecito. Presumibilmente la Regione ha preferito attendere, contando in una sentenza favorevole del Consiglio di Stato, che però le ha dato torto. Ritenuto che nelle more della decisione di merito – si legge nel dispositivo – non sussistono i presupposti per accogliere l’ istanza cautelare, atteso che non essendo stata neppure determinata la misura del risarcimento, non appare ravvisabile un pregiudizio effettivamente connotato dal carattere del irreparabilità in relazione agli effetti della sentenza impugnata.

Il Consiglio di Stato, presieduto dal magistrato Giuseppe Severini, ha insomma confermato quanto stabilito dal Tar, che ha condannato la Regione a fare finalmente una proposta di risarcimento alla Santa Croce. In caso contrario sarà un commissario ad acta nominato dal parte del Tar, a stabilire la cifra e rendere esecutivo il risarcimento, secondo una nuova norma, attuata tra le prime volte in Italia, richiesta dai legali della società di imbottigliamento.

Per la concessione della Sant’Antonio Sponga si sta procedendo ad una gara, a cui partecipano la stessa Santa Croce, e acque minerali San Benedetto Spa, che già opera nelle sorgenti di Popoli (Pescara) che è ancora all’inizio del percorso. La revoca del 2015 ha portato al licenziamento di 75 addetti e all’ inutilizzo dell’ acqua che da oltre tre anni va a finire nel fiume Liri. La sorgente era stata aggiudicata provvisoriamente, nel marzo 2017, ad Acque minerali per l’Italia, ex Norda, che però ha deciso di andarsene, minacciando anche richieste milionarie di risarcimento, visto che sostiene di non essere stata messa nelle  condizioni di realizzare il nuovo stabilimento e avviare il piano industriale.

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