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Abruzzo, beni culturali: “fondi per interventi ci sono, ma manca il personale”

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L’Aquila. Dal 2012 al 2017 sono stati stanziati 225,922 milioni di euro per eseguire 247 interventi sul patrimonio culturale dell’Abruzzo, a settembre 2020 tutti i 50 interventi previsti dalla delibera Cipe 43/2012 per 41,28 milioni di euro erano stati conclusi. Ma l’urgenza vera resta la carenza di personale che questi interventi possa organizzarli, progettarli, coordinarli.  Stefano D’Amico, per tre anni, fino al 31 dicembre 2020, Segretario regionale ad interim del Ministero per i beni e le attività culturali e per il turismo (Mibact) per l’Abruzzo – gli è subentrato con il nuovo anno Nicola Macrì – illustra la complessa attività degli ultimi anni in un territorio che porta ancora evidenti i segni dei terremoti 2009, 2016 e 2017. Dei 197 interventi previsti dalle altre delibere Cipe sono 64 quelli conclusi, attualmente 73 sono in corso, 36 in fase di progettazione, 20 da avviare e 4 non più avviati. “L’emergenza sanitaria ha comportato indubbiamente un brusco stop e una lenta ripresa – spiega D’Amico – dovuta soprattutto alla necessità di adeguare piani di sicurezza e coordinamento. Posso dire che si è poi proseguito su tutti i cantieri in corso, per L’Aquila penso a Palazzo Ardinghelli, al Castello e al Teatro comunale, nuovi ne sono stati aperti, la Chiesa di San Leucio a Pietracamela (Teramo) e Santa Maria di Roncisvalle a Sulmona (L’Aquila). Ricordiamo che ogni cantiere necessita di almeno 4 figure: responsabile unico del procedimento (Rup), direttore dei lavori, coordinatore della sicurezza e direttore operativo”.

Quello che manca per far procedere i lavori di recupero e restauro dell’immenso patrimonio culturale abruzzese, è soprattutto il personale tecnico, spiega D’Amico, “architetti, ingegneri, geometri, che possano, più che progettare gli interventi, seguirli e indirizzarli adeguatamente. Al mio successore Macrì ho segnalato come prima priorità proprio il personale”. L’organigramma del ministero prevede 35 unità in capo al Segretariato, ora sono solo 19, a causa, osserva D’Amico, di “scelte dettate da volontà di ridurre la spesa pubblica e pensionamenti precoci. Si deve capire che investire nella pubblica amministrazione ripaga l’amministrazione stessa. Spero possa invertirsi questo trend sconsiderato di blocco delle assunzioni, i soldi arrivano e le persone no”. Pensando al futuro “imposterei la formazione degli studenti rafforzando molto le loro conoscenze giuridiche e di gestione dei cantieri – dichiara D’Amico – Per queste professionalità le possibilità di lavoro sono notevoli. C’è anche bisogno di archivisti in grado di indirizzare le ricerche degli studiosi”. Attualmente su L’Aquila sono attivi i cantieri del Duomo e di Santa Maria Paganica sui quali il ministero ha stanziato rispettivamente 18 e 5 milioni, “sono solo i primi lotti e non sono sufficienti a far riaprire le chiese per la fruizione dei cittadini”.

E poi c’è un progetto pilota appena avviato, sulla base della Convenzione Scientifica stipulata il 23 novembre 2020 dal Segretariato con l’Associazione Italiana di Archeometria (Aiar), in collaborazione con la Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per la Città dell’Aquila e i comuni del Cratere. Riguarda lo studio archeometrico degli affreschi di Saturnino Gatti nella chiesa di San Panfilo a Tornimparte (L’Aquila). Fisici, chimici, geologi, archeologi, biologi e ingegneri provenienti da tutta Italia svolgeranno indagini tecnico-scientifiche sull’opera, realizzata tra 1491 e 1494, per verificarne lo stato di salute e delineare le corrette modalità per il futuro restauro. “Ritengo che la bellezza di San Panfilo meriti questo, spero si tratti del primo tassello di una banca dati conoscitiva”. E poi i lavori di restauro, che dovranno attingere a nuovi finanziamenti, “offrono una grande possibilità di lavoro, perché richiedono la compresenza di contabile, geometra, fisico, chimico, biologo, e il ruolo decisivo dell’architetto”.

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