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A Pescara una cerimonia in memoria del magistrato Emilio Alessandrini

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Pescara. Ieri la commemorazione della figura del magistrato Emilio Alessandrini, voluta dalla Presidenza del Consiglio Comunale per coltivare la memoria del lavoro da lui svolto a tutela della legalità. A piazza Unione è stata deposta una corona al monumento dedicato a lui e alle vittime del terrorismo, in presenza di autorità cittadine, rappresentanti delle istituzioni, i ragazzi della media Vittoria Colonna e del liceo Classico d’Annunzio, dove più tardi si è svolta una commemorazione insieme ai componenti della classe di cui Emilio Alessandrini faceva parte. Durante la cerimonia, il sindaco Marcello Salerno e i bambini della scuola primaria di Ari, cittadina dove ha sede l’associazione nata per ricordare figura e opera del magistrato ucciso a Milano il 29 gennaio del 1979, hanno consegnato al sindaco Marco Alessandrini un insieme di pensieri ispirati dalla vita del padre e letto le parole che Walter Tobagi, il giornalista ucciso nel 1980, scrisse di lui, perché il suo lavoro resti vivo nella lotta all’affermazione della legalità a tutti i livelli e ispiri quanti hanno raccolto il testimone da lui portato avanti in una delle stagioni più buie della storia d’Italia.

“Sebbene siano passati 39 anni si ritorna facilmente a quel 29 gennaio in cui ero un bambino – il commento del sindaco Marco Alessandrini a chiusura della cerimonia – Il mese di gennaio è il mese che mi piace di meno, perché è il mese dell’inverno rigido e dell’inverno del cuore. Mi è venuto un brivido quando i bambini hanno letto le parole di Walter Tobagi, parole che conosco bene, perché parlano di una somma distinzione fra falchi chiacchieroni e colombe arrendevoli, con la necessità di trovare sempre una via di mezzo, ieri come oggi. Oggi vivo questo unico conflitto di interessi dell’essere istituzione ma anche figlio e a quanti mi chiedono cosa si prova, dico che la risposta deve essere recuperata nel senso di comunità che ti si stringe intorno, oggi ci sono le istituzioni, la scuola, i cittadini, i passanti, la vita cittadina che diventa testimone di valori civili che qualcuno con la sua vita ha incarnato. Tutto questo significa memoria che diviene non più patrimonio individuale, com’è stato a lungo in questi quasi quarant’anni, ma assurge a valore collettivo. Allontanatasi quella stagione, si cerca di recuperare il senso di comunità, ispirato dai valori alti della nostra Costituzione e da quanti hanno messo in gioco tutto quello che avevano per essi. Per questo ringrazio quanti, stringendosi intorno a me, sono la testimonianza di affetto e impegno in questo lungo viaggio durato 39 anni”.

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