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Registrati per la prima volta i movimenti silenziosi delle faglie, quelli che non provocano #terremoti

Redazione Centrale di Redazione Centrale
13 Aprile 2017
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Per la prima volta in Italia sono stati individuati i movimenti ‘silenziosi’ delle faglie, quelli che avvengono molto lentamente e senza provocare terremoti: sono stati registrati dai satelliti radar e Gps nella zona del Pollino e permettono di spiegare perché, rispetto al resto dell’Appennino, in quest’area i terremoti di magnitudo elevata sono meno frequenti. La ricerca, pubblicata sulla rivista Scientific Reports, è stata condotta da Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia (Ingv) e Istituto per il rilevamento elettromagnetico dell’ambiente del Consiglio Nazionale delle Ricerche (Irea-Cnr) in collaborazione con il Dipartimento di Protezione Civile.

I dati sono stati raccolti grazie ai satelliti radar della costellazione Cosmo-SkyMed dell’Agenzia Spaziale Italiana (Asi) e dalle stazioni Gps della rete Ring dell’Ingv. I dati hanno permesso di analizzare la lunga sequenza sismica avvenuta fra il 2010 e il 2014 nella zona del Pollino, compresa tra Calabria e Basilicata.
E’ emerso che sono avvenuti contemporaneamente due tipi diversi di movimenti delle faglie: da un lato le fratture della crosta terrestre che accadono in pochi secondi e scatenano i terremoti; dall’altro i movimenti lenti, che richiedono settimane o mesi e che non generano terremoti, come mostra il seguente video.

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La foto mostra la mappa della velocità di deformazione del suolo nella zona del Pollino tra il 2012 e il 2014. I punti colorati rappresentano le misure radar effettuate dal satellite. Le zone in verde sono ferme; quelle in rosso si allontanano dal satellite con una velocità media di circa 2.5 cm all’anno; le zone in azzurro si avvicinano al satellite con velocità media di circa 1.5 cm all’anno.

Per il coordinatore della ricerca, Nicola D’Agostino, dell’Ingv, questo movimento lento delle faglie contribuisce ”al rilascio di una parte dell’energia che verrebbe altrimenti liberata dai terremoti”. Si spiegherebbe allora perché, ha aggiunto, “rispetto al resto dell’Appennino, i terremoti di magnitudo più elevata sono relativamente meno frequenti nell’area del Pollino”.

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