Capistrello. Poteva trasformarsi in una tragedia. Un malore, la macchina che finisce fuori strada e scivola inesorabilmente in un profondo canale di scolo, senza protezioni e con i margini praticamente a raso della carreggiata. È quanto accaduto nei giorni scorsi in via Conserva, a Capistrello, dove una donna di 62 anni si è ritrovata con l’auto nel fosso, rischiando conseguenze ben più gravi.
Una vicenda che, oltre alla paura e alle sofferenze della donna coinvolta, riporta al centro una questione che i residenti sostengono di denunciare da anni: la pericolosità di quel tratto di strada, dove la presenza del canale, privo di adeguate protezioni, rappresenterebbe un rischio costante per chi transita.
«Abito qui da tantissimi anni e più volte noi residenti abbiamo segnalato alle amministrazioni che si sono avvicendate la pericolosità di questo fosso», racconta la donna. «Abbiamo anche raccolto firme». Parole che restituiscono il senso di una preoccupazione che, secondo chi vive nella zona, non nasce oggi. Nel corso degli anni, infatti, si sarebbero verificati altri incidenti. E il ricordo corre anche a molto tempo fa, quando nel fosso finì persino un bambino, fortunatamente senza conseguenze gravi. Ecco perché quanto accaduto nei giorni scorsi non viene vissuto soltanto come un incidente sfortunato, ma come un episodio che riporta alla luce un problema che i residenti considerano irrisolto. La donna ricorda poco di quei momenti. Il malore, il vuoto, poi il risveglio in una situazione che avrebbe potuto avere conseguenze drammatiche.
«Io ricordo poco dell’incidente. Ho avuto un mancamento e, quando mi sono svegliata, mi sono ritrovata nel fosso, con la portiera bloccata dal palo della luce». Attimi di paura, durante i quali la 62enne ha cercato aiuto nel solo modo che le era possibile: «Ho iniziato a suonare forte il clacson. Poi sono arrivati i vigili del fuoco e l’ambulanza». I soccorritori sono intervenuti per prestarle assistenza e consentirle di uscire da quella situazione.
Successivamente, la donna è stata accompagnata al pronto soccorso, dove le è stato applicato un collare cervicale. «Devo tornare per un controllo tra qualche giorno. Per fortuna, pare che non abbia nulla di rotto, ma ho dolori fortissimi al bacino e in tutto il corpo. Approfondirò con i medici per capire meglio la situazione». La paura, dunque, si accompagna ancora al dolore fisico e all’incertezza sulle conseguenze dell’accaduto. E alla consapevolezza di essere uscita da una situazione che, in circostanze diverse, avrebbe potuto avere un esito ben più grave.
È forse questa la riflessione che più di ogni altra restituisce la drammaticità dell’incidente. Non soltanto la caduta dell’auto nel canale, ma ciò che sarebbe potuto accadere se le condizioni fossero state differenti. «Io penso che, se fosse piovuto e ci fosse stata acqua, potevo annegare», afferma la donna. Un pensiero che rende ancora più evidente la paura vissuta e che riporta l’attenzione sulla conformazione del fosso e sull’assenza di protezioni lungo i margini della strada. Un’eventualità, quella evocata dalla donna, che non si è verificata, ma che alimenta le preoccupazioni di chi percorre quotidianamente via Conserva.
La questione, però, va oltre quanto accaduto. Per chi abita in quella zona, il timore riguarda soprattutto i bambini e la possibilità che un’altra persona possa finire nel canale. «Sono decenni che noi residenti viviamo con la paura che un bambino finisca dentro il fosso», racconta. È il passaggio che trasforma una testimonianza personale in un appello collettivo. Perché se un incidente può essere imprevedibile, la presenza di un tratto stradale considerato pericoloso è una condizione sulla quale, secondo i residenti, occorre interrogarsi e intervenire. Le segnalazioni riferite dalla donna, le firme raccolte e il ricordo di altri episodi alimentano una domanda che oggi torna inevitabilmente d’attualità: quali misure possono essere adottate per ridurre il rischio in quel tratto di via Conserva? La richiesta è quella di verificare le condizioni di sicurezza della strada e del canale, valutando gli interventi necessari, comprese eventuali barriere di protezione o altre soluzioni tecniche adeguate alla conformazione del luogo.
L’incidente si è concluso senza conseguenze che, almeno al momento, risultino particolarmente gravi, ma la donna deve ancora affrontare i controlli medici e fare i conti con i dolori riportati. Per i residenti, invece, resta una preoccupazione che si trascina da anni. La vicenda di via Conserva riporta così all’attenzione il tema della sicurezza stradale e della prevenzione. Non si tratta di stabilire a posteriori ciò che avrebbe potuto evitare l’incidente, né di attribuire responsabilità senza le necessarie verifiche. Si tratta, piuttosto, di capire se esistano condizioni di rischio che possano essere affrontate prima che si verifichi un nuovo episodio. Perché un fosso profondo a ridosso della carreggiata, senza protezioni, è una presenza che merita attenzione, soprattutto quando chi vive sul posto riferisce di averne segnalato da tempo la pericolosità. La speranza è che quanto accaduto possa servire a richiamare l’attenzione delle istituzioni competenti e ad avviare le verifiche necessarie.



