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Dalla piazza al convegno “nero”: Ortona si mobilita fra le due manifestazioni politiche

Ampia partecipazione di partiti e sindacati per il corteo dell'Anpi, «Ortona è antifascista». I promotori di "Da Fiume al dissenso": «stiamo solo cercando di riunire il dissenso a questo sistema»

Gianmarco Mereu di Gianmarco Mereu
26 Settembre 2026
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Ortona. In trecento hanno sfilato stamane per «difendere i valori costituzionali e la resistenza». Presenti tutte le sigle partitiche del comitato organizzativo (Pd, Sinistra Italiana, Psi, Movimento 5 Stelle, Casa Riformista e Azione), Cgil (con Filcams e Fiom) e Rifondazione Comunista. Unitario, quindi, il sentimento di rifiuto ai “dissenzienti” del Centro studi e ricerca Cittadella, capeggiati da Erminio Cetrullo e Sergio Saraceni.

Dall’altro lato, invece, una cinquantina di persone in sala Eden per rassegna “Da Fiume al dissenso”, che ha visto in contemporanea al corteo la presenza di Rainaldo Graziani ─ figlio di Clemente, fondatore del movimento politico Ordine Nuovo ─ che dalla sala ha tenuto a fare dei distinguo, «i fascisti e neofascisti sono tutti quelli che non rispondono alla società aperta» dichiara in risposte alle accuse.

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Uno scontro (per fortuna) soltanto in cifre di pubblico spettante, che sfata i timori di una ben più violenta escalation. Come abbiamo raccontato stamattina, la tensione era alle stelle per la tenuta democratica della città, divisa dalle due manifestazioni politiche.

Ed è proprio su questo punto che l’Anpi dalla piazza pone l’accento sulla propria totale distanza da ogni forma di facinorosità: «ci dispiace se sui social si è alimentata una campagna in cui sembrava arrivassero gli unni. Siamo persone civili, che si riconoscono nella costituzione antifascista» rimarcando, poi, che il corteo è in memoria dei partigiani ed oltre 1300 civili morti nella resistenza ortonese.

«Ortona ha pagato un prezzo altissimo alla barbarie nazifascista, guadagnandosi sul campo la Medaglia d’Oro al Valor Civile per il tributo di vite perse», aggiunge il Partito Democratico in una nota congiunta del segretario comunale Daniele Marinelli, del capogruppo regionale Silvio Paolucci e del segretario provinciale Leo Marongiu. «È inaccettabile e profondamente offensivo per una comunità ferita, che ancora oggi piange e ricorda i suoi caduti, che proprio qui vengano sdoganate idee e iniziative che la nostra Costituzione respinge senza appello», continuano, stigmatizzando la condotta di Di Nardo «chi ha giurato sulla Costituzione, come il sindaco Angelo Di Nardo ha fatto appena eletto, aveva il dovere politico e morale di rispettare quei valori e impedire che questo convegno. Il revisionismo storico non è libertà di espressione: è un’offesa alla memoria e ai valori fondanti della Repubblica».

Non da meno, sono i 5 stelle e Network Giovani (la loro giovanile): si esprime la referente Patrizia Pompilio, «ci sono determinate linee rosse che delimitano la nostra civile convivenza, stabilite dalla Costituzione e che non possono essere superate. Ed è questo il caso, un’associazione di chiara provenienza d’estrema destra che viene ad Ortona, città medaglia d’oro al valor civile, per fare revisionismo storico e portare idee che non ci appartengono. Contro ciò, siamo scesi in piazza».

«Non per una volontà di scontro con le manifestazioni fasciste in città» dichiara per la segreteria locale del Psi Osvaldo D’Intino, «ma per rispetto delle 1385 vittime dell’ultima guerra. Ortona ha avuto [per il suo sacrificio] la medaglia d’oro al valor civile, non si può esimere dal manifestare. L’amministrazione ha fomentato con l’ordinanza di blocco della circolazione una certa paura nella cittadinanza, quasi a voler ostacolare la presenza degli ortonesi, ma come si può notare, la risposta popolare è stata massiccia. Questa è una risposta anche al sindaco Di Nardo».

La chiosa al corteo la fanno Cgil, Sinistra Italiana e Rifondazione. Per il sindacato dei lavoratori è fondamentale ribadire con la propria presenza che «la libertà dei popoli è stata conquistata anche attraverso la resistenza. Non si può mettere in discussione o provare a cambiare la storia di questo paese e di questa città senza una risposta contraria» dichiara il segretario Franco Spina, «Questo è un sintomo di una società che sta scordando il suo passato». Torna, invece, sulle disposizioni di sicurezza Raffaele Gernone, segretario comunale di Sinistra Italiana: «Ci è sembrato esagerato, visto che è stato fatto solo ed esclusivamente per il corteo e non per la tre giorni, che noi riteniamo nazifascista» e rincara «il fascismo non è un’opinione, è un crimine, come disse Pertini. Non si può lasciare una sala comunale a dei fascisti». Infine, parla per i comunisti di Rifondazione Viola Arcuri, segretaria regionale del Prc Abruzzo: «Siamo qui in corteo perché non si possono dare gli spazi pubblici a tutti quanti, ma soltanto a coloro che rispettano la costituzione, che è antifascista. Il sindaco si deve ricredere, anche perché la risposta della città lo dimostra».

A rispondere a questa raffica di critiche a “Da Fiume al dissenso” ci pensa Erminio Cetrullo, «stiamo solo cercando di riunire il dissenso a questo sistema per andarvi contro. Non siamo né comunisti né fascisti, semmai post-comunisti e post-fascisti tutti quanti, perché siamo qualcosa di “post-” tutti» dichiara ed aggiunge, poi, «mi sembra che con la benzina a quasi 3 euro e con la gente che non può far più la spesa, qualche cosa dovremmo fare. Questo è il punto.»

Non è d’accordo, però, Paolo Lambertini dell’associazione delle vittime e familiari della Strage di Bologna del 2 agosto 1980. Nel suo lungo intervento a conclusione del corteo, il referente e figlio di una vittima dell’attentato si è collegato telefonicamente dall’Emilia per rimarcare dettagliatamente la storia processuale e la verità giudiziaria (che soltanto da un anno è giunta ad un punto finale con la sentenza del 2025). Grande attenzione è stata data, per l’appunto, ai depistaggi delle varie «piste palestinesi, libiche, trotzkiste ed ora anche israeliane», che hanno «fatto perdere tempo» a lungo coloro che cercavano di far luce sugli avvenimenti di quel tragico giorno. Ovviamente, il riferimento era al libro “Bologna: la pista israeliana” di Luca Tadolini, in discussione quasi contemporaneamente nella Sala Eden. Il suo autore è stato accusato più volte di cercare di «controvertire» la verità storica e «fare revisionismo».

Tags: AnpiantifascismochieticonvegnocorteonewsOrtonaprotesta
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